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VI B – Eupalamo l’ingegnoso

VI B – Eupalamo l’ingegnoso

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EUPALAMO: Ευπαλαμος
Dedalo e Icaro – Van Dyck

Eupalamo è un figlio maschio di Eretteo, il Re di Atene – figlio di Re Pandione I e di Zeusippe, che ebbe un fratello gemello di nome Bute e due sorelle, le famose Procne e Filomela[1].  Eretteo si sposò con Prassitea ed ebbe tra i figli maschi citati dagli autori anche Eupalamo.

Ritengo importante affiancare l’etimologia del nome di Eupalamo e di Dedalo (per molti autori suo figlio, nipote o fratello) per comprendere meglio la loro contiguità:

  • ευ-παλαμος – (ευ = buono + παλαμη = palma della mano/mano/destrezza di mano/prodezza/arte/disegno tanto che Palamede era così detto per essere ingegnoso[2]) = perito/pronto/industrioso/abile/scaltro ( lett. di buona mano)/abilmente fatto[3]
  • Δαιδάλλω – lavoro artisticamente, finemente; adorno con fina arte[4]
  • Δαίδαλος/δαιδάλεος – scolpito, fregiato, ornato, anche variegato; statua; intelligente[5]
Dedalo e Icaro – rilievo in Villa Albani, Roma

La figura di Eupalamo nonostante le fonti controverse risulta sempre fortemente connesso alla discendenza di Eretteo: infatti oltre ad essere un presunto figlio di Eretteo risulta dalle fonti molto legato a Metione/Mezione (altro figlio di Eretteo) in qualità di suo padre o figlio, e a Metiadusa (sua presunta sposa o figlia data in sposa al fratello Cecrope II), e soprattutto a Dedalo indicato dai più come suo figlio, cosa alquanto probabile visto il significato del nome di entrambi.

Figura di Eretteo – martin von wagner museum

Dalle fonti si evince che era non solo figlio di Eretteo e appartenente alla stirpe eretteide perché relazionato fortemente con i fratelli Cecrope II e Metione, infine con Dedalo, a cui è legato oltre che da un vincolo di parentela (padre o figlio), dal significato del nome che indica una estrema abilità artigiana e artistica sia dell’uno che dell’altro.

Vediamo le testimonianze degli autori:

  1. FIGLIO DI ERETTEO
  • Dedalo era ateniese di origine, noto come uno della tribù chiamata Eretteide; era infatti figlio di Mezione, figlio di Eupalamo, figlio di Eretteo[6]

    Eretteo ed Atena
  1. PADRE O FIGLIO DI METIONE
    1. Lo aveva fabbricato Dedalo figlio di Eupalamo, figlio a sua volta di Mezione e di Alcippe, che era un abilissimo maestro d’arte e aveva inventato anche la scultura.[7]
    2. Dedalo era ateniese di origine, noto come uno della tribù chiamata Eretteide; era infatti figlio di Mezione, figlio di Eupalamo, figlio di Eretteo[8]
    3. “Benché Metione fosse morto, i figli che egli aveva avuti da Alcippa, o Ifinoe, si dimostrarono altrettanto invidiosi. Codesti figli erano: Dedalo (che secondo altri sarebbe invece nipote di Metione); Eupalamo (che altri dicono padre di Metione) e Sicione. Sicione viene detto anche figlio di Eretteo, Pelope o Maratone, poiché una grande confusione regna in queste genealogie.[9]
  2. PADRE DI METIADUSA
    1. “Ma Poseidone distrusse Eretteo e la sua casa, e così Cecrope, il maggiore dei figli di Eretteo, diventò re; egli sposò Metiadusa figlia di Eupalamo, e mise al mondo un figlio, Pandione[10].
    2. “Il trono di Atene toccò al figlio di Cecrope, Pandione, la cui madre era Metiadusa, figlia di Eupalamo.[11]

      Dedalo costruisce le ali ad Icaro
  3. PADRE O FIGLIO O NONNO O FRATELLO DI DEDALO
    1. “Dedalo, figlio di Eupalamo, che a quanto si dice aveva ricevuto la sua abilità da Minerva[12]
    2. “Dedalo, figlio di Eupalamo, uccise Perdice, figlio di sua sorella, perché era invidioso della sua abilità[13].
    3. “Dedalo, figlio di Eupalamo, fu il primo a fare simulacri degli Dèi.[14]
    4. Lo aveva fabbricato Dedalo figlio di Eupalamo, figlio a sua volta di Mezione e di Alcippe, che era un abilissimo maestro d’arte e aveva inventato anche la scultura.[15]
    5. Dedalo era ateniese di origine, noto come uno della tribù chiamata Eretteide; era infatti figlio di Mezione, figlio di Eupalamo, figlio di Eretteo[16]
    6. “Πέρδικος ἱερόν: Santuario di Perdice: [Situato] vicino all’Acropoli. Per i figli di Eupalamo erano Dedalo e Perdice; Perdice era la madre di Kalos; Dedalo, geloso dell’abilità di Kalos, lo gettò dall’Acropoli; questo portò Perdice ad impiccarsi; e gli Ateniesi la adoravano. Ma Sofocle nelle Comiche [dice che] Perdix è stato quello ucciso da Dedalo.[17]
  4. PADRE DI SICIONE (presunto figlio di Eretteo)

“Menzionerò anche la statua di Dioniso Morico ad Atene, — affinché nessuno possa supporre che io abbia omesso questi fatti per ignoranza, — che è fatta di una pietra chiamata phellatas, ed è opera di Sicione figlio di Eupalamo, come dice Polemone in una certa lettera[18].

  1. EROE e COMPAGNO DI TESEO?:

C’è un certo Hippalmon che con Teseo partecipa alla caccia del cinghiale Calidonio e che da esso viene ucciso che viene tradotto anche come Eupalamo:

Ira feri mota est, nec fulmine lenius arsit: emicat ex oculis, spirat quoque pectore flamma, utque volat moles adducto concita nervo, cum petit aut muros aut plenas milite turres, in iuvenes certo sic impete vulnificus sus fertur et Hippalmon Pelagonaque, dex tra tuentes cornua, prosternit: socii rapuere iacentes; at non letiferos effugit Enaesimus ictus Hippocoonte satus: trepidantem et terga parantem vertere succiso liquerunt poplite nervi.[19]

“La belva, provocata, si arrabbiò, si accese come un fulmine, violento, mandò fiamme dagli occhi, esalò pure fuoco dal petto, e come un grande masso catapultato dalla corda tesa della balestra vola dritto dritto contro le mura e le affollate torri, con travolgente impeto il cinghiale si getta contro i giovani ed abbatte Eupàlamo e Pelàgone, disposti all’ala destra; di corsa i compagni li trascinano via.”

 

[1] Apollodoro, Biblioteca, trad. Maria Grazia Ciani, Valla-Mondadori, 1996, III, 14, 8

[2] Vocabolario Greco, Rocci, Dante Alighieri, 1987

[3] Vocabolario Greco, Rocci, Dante Alighieri, 1987

[4] Vocabolario Greco, Rocci, Dante Alighieri, 1987

[5] Vocabolario Greco, Rocci, Dante Alighieri, 1987

[6] Diodoro siculo IV 76 1

[7] Apollodoro, Ibid. III 15 8

[8] Diodoro Siculo, Biblioteca storica, BUR, 2014, IV 76 1

[9] Robert Graves, I miti greci, ed. Longanesi, 2015, 94 1-2

[10] Apollodoro, Ibid. III 15 5

[11] Graves, Ibid. 94 1-2

[12] Igino, Favole + Apollodorus’ Library and Hyginus’ Fabulae Two Handbooks of Greek Mythology: translated by R. Scott Smith and S. M. Trzaskoma, Hackett Publishing Company, 2007, Indianapolis/Cambridge, in “Dedalo” 39

[13] Igino, Ibid. in “coloro che uccisero i parenti” 244

[14] Igino, Ibid. “gli inventori e le loro invenzioni” 274

[15] Apollodoro, Ibid.  III 15 8

[16] Diodoro Siculo, Ibid. IV 76 1

[17] SUDA, Suda On Line project https://topostext.org/work/240, The Aikaterini Laskaridis Foundation § pi.1042

[18] Clement of Alexandria The Exhortation to the Greeks, by G. W. Butterworth, Harvard University Press, 1919,  4,2

[19] Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, trad. di M. Scaffidi Abbate, Newton, 2011, VIII 360

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