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VI A – Alcone l’infallibile arciere

VI A – Alcone l’infallibile arciere

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ALCONE
L’arciere figlio di Eretteo

Esistono circa tre personaggi di nome Alcone ma quello principale è un (presunto) figlio maschio di ERETTEO, il Re di Atene – figlio di Re Pandione I e di Zeusippe, che ebbe un fratello gemello di nome Bute e due sorelle, le famose Procne e Filomela[1]. Eretteo si sposò con Prassitea ed ebbe tra i figli maschi citati dagli autori anche un certo Alcone.

Figli maschi di Eretteo:

  1. Pandoro
  2. Mezione o Metione
  3. Orneo
  4. Cecrope II
  5. (Alcone)
  6. (Tespio)
  7. (Eupalamo)
  8. Sicione

 

ALCONE

Antico arciere greco

Αλκων – dalla radice ἀλκ e di ἀλκή, “forza che permette di difendersi” e dunque “il forte”[2].

Aλκή = 1) forza; 2) protezione; 3) combattimento[3] e ben collima con questo Alcone ritenuto un fortissimo arciere cretese o ateniese.

Secondo Anna Ferrari, in quanto figlio del famoso Eretteo, soggiornò a Calcide come fece suo fratello Pandoro.[4]

Per Alcone in nessuna fonte si può dire di avere la conferma che fosse figlio di Eretteo, lo si desume da Apollonio Rodio:

E venne anche dalla Cecropia il fortissimo Bute, figlio del prode Teleonte, e il valoroso Falero: questi lo mandò il padre, Alcone, e non aveva altri figli che gli portassero aiuto nella vecchiaia, ma lo mandò tuttavia, l’unico figlio diletto, perché acquistasse gloria, in mezzo agli eroi arditi. Ma Teseo, che era il più grande fra tutti i figli di Eretteo, una catena invisibile lo tratteneva sotto la terra del Tenaro, poiché aveva seguito per un’inutile strada Piritoo. Entrambi avrebbero reso più facile a tutti l’impresa[5].”

Teseo uccide il Minotauro

Quello che si evince con sicurezza è che Alcone fosse padre di Falero e compagno d’avventura e compagno fidato di Ercole, eroico e abilissimo arciere perché addestrato dal centauro Chirone:

Ercole e Atena

“Gli Ateniesi affermano che questo Falero navigò insieme con Giasone a Coleo.[6]

Arrivò dalle correnti dell’Asopo Falero, figlio di Alcone, che fondò la città di Girtone coronata dal mare[7]”.

Falero, figlio di Alcone da Atene[8]

Raduno degli Argonauti

Nelle leggende su di lui pare che fosse capace di centrare gli anelli posti sugli elmi di soldati in fila o di spaccare una freccia in due o di uccidere un serpente che aveva attaccato suo figlio Falero avvolgendolo tra le spire, senza sfiorare né svegliare il piccolo[9]:

“Segui tu, Falero, che porti sulle armi scolpiti i tuoi casi. Infatti un serpente scivolato da un alto albero, quattro volte con le spire ardenti circonda te fanciullo. Lontano sta in ansia il padre che tende l’arco mal sicuro[10]

 Quindi nonostante le due figure di Alcone ateniese e quello cretese coincidono o si confondono tra loro (vedi Grimal[11]), alla fine dalle fonti torna sempre il fatto che Alcone ebbe un figlio di nome Falero il quale fu tra gli Argonauti e che combatté insieme a Teseo.

Il Vello d’Oro, Herbert James Draper, 1904

2) ALCONE – è uno dei figli di Ippocoonte poi uccisi da Ercole:

A Ippocoonte nacquero Doricleo, Sceo, Enaroforo, Eutiche, Bucolo, Liceto, Tebro, Ippotoo, Eurito, Ippocoriste, AJcino, Alcone[12].”

 

3) ALCONE – Alcone, è uno dei Cabiri, figlio di Efesto e fratello di Eurimedonte.

Questo Alcone che combattono al fianco di Dioniso in India nel racconto le Dionisiache di Nonno di Panopoli, brandisce una lancia forgiata da Efesto, protegge il fratello Eurimedonte ferito, lo prepara alla gara di lotta con Melisseo e lo assiste nella sconfitta.

Dioniso combatte gli indiani – Dionisiache

“Con queste parole Oronte si scagliò contro le prime file, mietendo un raccolto in entrambe le parti. Nessuno di tutto quell’ampio fronte osava sopportare l’assalto di un così potente campione – non l’ardito e focoso Eurimedonte, non Alcone suo parente: Astreo capo dei Satiri era in fuga, nessuno dei Sileni stessi avrebbe resistito[13]”.

“Contro di lui si levava il solo Eurimedonte: a lui Ermes aveva donato gli strumenti del pugilato vigoroso, a lui che, figlio di Efesto, era uso trattenersi un tempo nella fucina paterna, battendo l’incudine con il martello. Il fratello Alcone, apprensivo, ne aveva cura: gli porgeva il cinto e gli legava ai fianchi la fascia, e attorno alle sue lunghe mani adattava corregge di cuoio grezzo ben attorcigliate.[14]

“Per primi dalla rocca di Lemno i due Cabiri in armi risposero al grido tempestoso accanto alla mistica torcia di Samo, due figli di Efesto che la tracia Cabiro aveva partorito al fabbro celeste, Alcone ed Eurimedonte, abilissimi nella fucina, che portarono il nome tribale della loro madre[15].”

“Dopo che portarono a termine il banchetto con questi e altri conversari, andarono a dormire, abbandonando la mensa; al far del giorno si alzano e vanno all’oracolo di Febo, che ordinò di cercare l’antica madre e i lidi della loro stirpe; il re li accompagna e al momento della partenza offre loro questi doni, uno scettro ad Anchise, al nipote una clamide e una faretra, un cratere a Enea, che una volta gli aveva inviato dalla regione Aonia il tebano Therses, un ospite. Therses lo aveva mandato a lui, ma lo aveva fabbricato Alcone di Hyla e lo aveva cesellato con una lunga storia.[16]

 

[1] Apollodoro, Biblioteca, trad. Maria Grazia Ciani, Valla-Mondadori, 1996, III, 14, 8

[2] Dizionario Etimologico della Mitologia Greca (DEMGOL), 2013, dir. da Ezio Pellizer

[3] Vocabolario Greco, Rocci, Dante Alighieri, 1987

[4] Dizionario dei luoghi del Mito, Anna Ferrari, BUR, 2011 in “Le città euboiche e i loro miti”

[5] Apollonio Rodio Le Argonautiche, trad. di G. Pompella, Loffredo, IEM, 1968; I 95 e ss

[6] Pausania, Viaggio in Grecia, trad. di A. Nibby, 1817, I 1 4

[7] Orfeo, Argonautiche, trad. V. Cecchetti, 145

[8] Igino, Favole “il raduno degli Argonauti” – 14, 9 – in Apollodorus’ Library and Hyginus’ Fabulae Two Handbooks of Greek Mythology: translated by R. Scott Smith and S. M. Trzaskoma, Hackett Publishing Company, 2007, Indianapolis/Cambridge

[9] Dizionario Universale di Mitologia, Sechi Mestica, Bompiani

[10] Gaio Valerio Flacco, Argonautiche, Libro I

[11] Enciclopedia dei Miti, Pierre Grimal, Garzanti,1992, pag 35

[12] Apollodoro, ibid. III 10 5

[13] Nonno di Panopoli, Le Dionisiache IV (Canti 37-48) Trad. M. Maletta, Adelphi, 2020, 17 186

[14] Nonno di Panopoli, Ibid, 37 500-507

[15] Nonno di Panopoli Ibid, 14 17 

[16] Ovidio, Le Metamorfosi, Utet, 2000, XIII 675 e ss

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