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Il Segreto della Mitologia

Il Segreto della Mitologia

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La gran parte delle persone, soprattutto gli accademici, si approccia alla mitologia come ad un insieme di canti di gesta, fiabe, filastrocche piene di vicende fantastiche ed eroi irreali.

Eppure, come abbiamo visto, i popoli antichi, soprattutto quelli precedenti ai Greci ed ai Romani, erano persone essenziali e concrete, dotate di conoscenze pari o superiori alle nostre, continuamente impegnate a gestire una realtà quotidiana piena di rischi, che si premurarono di comunicare con le generazioni future attraverso opere che sopravvivessero integre nei millenni.

Davanti a eventi incredibili, immani catastrofi e conquistatori spietati venuti dal nulla che trasformarono radicalmente il mondo conosciuto, che li spinsero ad emigrare, che li annientarono, gli antichi ebbero il bisogno di ricordare e raccontare questi eventi per come erano e cioè storie vere, realmente accadute non storie fantastiche.

Bisogna ricordare però che dal giorno del Diluvio Universale moltissimi popoli regredirono da molti punti di vista e perciò raccontarono i fatti con gli strumenti culturali che avevano, trovandosi in difficoltà a descrivere esseri, strumentazioni e tecniche che appartenevano ad epoche ormai dimenticate. Ma pur sempre li descrissero e spesso li rappresentarono.

Fecero di tutto pur di lasciare traccia eterna degli eventi, con opere che resistessero ad ogni intemperie.

Quando non resistevano le opere in pietra – che addirittura seppellirono pur di preservarle, allora cominciarono a mettere il loro sapere per iscritto, per distribuirlo e nasconderlo.

Ma più di ogni altra cosa gli antichi affidarono le loro conoscenze più preziose ad una tecnica infallibile, ovvero la trasmissione orale attraverso l’epica, i canti e i miti.

Grazie a questa antica tecnica mnemonica il sapere si poteva preservare meglio, e così è rimasto intatto dentro e fuori dai circoli iniziatici per centinaia di generazioni.

Ad un certo punto però, più che le catastrofi, i conquistatori si fecero così spietati e metodici nel voler distruggere la cultura e identità altrui che i vinti furono costretti a mutare atteggiamento.

Cominciò “l’Era del nascondimento” e i più astuti adottarono nuove strategie pur di preservare la loro cultura iniziatica:

1.      Si finsero sempre stupidi e obbedienti;

2.      Non si opposero apertamente ai conquistatori;

3.      Idearono favole, canti, filastrocche e fiabe, facili e divertenti da ricordare, innocue e inoffensive per l’ego dei conquistatori; oppure statue e dipinti, opere esteticamente belle e preziose che avrebbero rubato ma non distrutto. In ognuna di esse codificarono i loro segreti affinchè un giorno una civiltà più evoluta li avesse compresi.

Così sinora sono sopravvissute le tradizioni orali degli antichi popoli di tutti i continenti.

E ora che molti dei loro iniziati cominciano a rivelare l’antico sapere, ora che le antiche opere di pietra, dissotterrate o intatte, cominciano ad essere codificate, emergono i segreti saperi che gli antichi volevano trasmetterci.

Sono lì per chi vuole ascoltare.

Il loro sapere però è fondamentale per la nostra sopravvivenza e la nostra evoluzione.

Altrimenti saremo sempre schiavi di ogni cosa, prima di tutto di noi stessi.

Perché senza ricollegarci agli antichi non riusciremo a guarire i traumi del passato.

È in essi che si annidano le Ombre di oggi.

 

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