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Falero – il porto degli Eroi di Atene

Falero – il porto degli Eroi di Atene

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FALERO – IL PORTO DEGLI EROI di atene

(Φάληρον, Phalērum)

La grande importanza data ad Atene a Falero, Argonauta e figlio di Alcone, la si desume dal fatto che il suo nome fu dato al più antico porto di Atene e alla omonima baia nel Golfo di Saronico (sotto Atene, dove sfocia il fiume Cefiso) che si estende per più di due km tra il promontorio di Munichia e capo Coliade e che fu un luogo di venerazione di molte divinità ed eroi.

Atene: Il Porto del Pireo e del falero con le mura

Il porto era collegato ad Atene con un passaggio protetto da un muro.

“Agli Ateniesi il mare presso Falero è distante venti stadj[1]”.

“Falèro, [Phalérum] un porto di Atene, congiunto alla città per mezzo del muro meridionale, lungo 35 stadii, mentre il muro settentrionale, di 40 stadii, congiungeva alla città l’altro porto più importante, il Pirèo. Il Falero serviva come rada comune per le navi da guerra, essendo, per la sua posizione, ben difeso dai venti e dalle procelle.[2]

Antiche mura a protezione di Atene

Il Falero era porto e arsenale per la flotta ateniese e famoso perché da qui partirono e tornarono le spedizioni di eroi famosissimi come Menesteo (presunto re di Atene e capitano della spedizione per la guerra di Troia), Teseo (futuro re di Atene e inviato a Creta dove poi uccise il Minotauro) e appunto dello stesso Falero, l’Argonauta:

“Vi sono inoltre le are degl’Iddìi Ignoti, degli Eroi, de’fìgliuoli di Teseo e di Falero. Perciocché gli Ateniesi affermano che questo Falero navigò insieme con Giasone a Coleo.[3]

Giasone ritorna col vello d’oro

“Teseo, appena approdato, compì i sacrifici che partendo aveva promesso in voto agli dèi al Falero e mandò un messaggero in città a portare la notizia che era salvo.[4]

“Il Pirèo era fino dagli antichi tempi un borgo ma non divenne arsenale prima che Temistocle prendesse il comando degli Ateniesi poiché il loro arsenale era Falero, dalla qual parte il mare è meno discosto dalla città. Dicono che di là partisse Menesteo colle navi contro di Troja, e prima di lui Teseo per pagare a Minosse la pena della morte di Androgeo.[5]

Successivamente Temistocle, durante il suo Arcontato nel V sec. a. C., fece una riforma per trasformare la penisola di Aktè nel Pireo (ad ovest del Falero), cioè nel porto principale costruendo due bretelle murarie a nord e sud del percorso tra il porto ed Atene in modo da formare un corridoio di collegamento protetto con Atene e mettendo così il porto di Falero in secondo piano:

“Temistocle però appena ebbe il comando, stabilì per arsenale degli Ateniesi il Pirèo: conciossiacchè gli paresse più comodo pe’ naviganti, e contener tre porti in vece dell’unico di Falero. E fino a’ giorni miei vi erano le stanze delle navi, ed il sepolcro di Temistocle al porto grande. Imperciocché si narra che gli Ateniesi si pentirono di ciò che aveano contro Temistocle fatto e che i congiunti di lui tolte le ceneri sue di Magnesia le trasportarono al Pirèo.[6]

“Ed è Munichia un colle che innalzasi a modo di penisola, vóto per molte grotte in parte naturali, in parte artefatte, e tali da poter essere anche abitate. L’istmo che dà via a questa penisola è angusto: e stanno ai piedi del colle tre porti: Munichia, costrutta già tempo e fortificata presso a poco a somiglianza della città di Rodi, comprendeva nel circuito delle sue mura il Pireo, co’ suoi porti pieni di mercatanzie, fra i quali anche l’arsenale, opera di Filone, capace di contenere i quattrocento legni che gli Ateniesi solevano sempre avere. A questo edificio andavano a congiungersi le gambe della città, cioè le mura di quaranta stadii che dalla città vanno al Pireo. Le molte guerre poi rovinarono il muro e la fortezza di Munichia, e fecero del Pireo una meschina abitazione intorno al porto e ad un tempio di Giove Salvatore. I piccoli portici di cotal tempio hanno alcune pittare ammirabili, opere d’illustri artisti: e nell’ipetro sono le statue. Furono rovinate anche le lunghe mura quando le presero prima i Lacedemoni e poi i Romani, allorché Silla prese dopo lungo assedio e la città e il Pireo.[7]

L’Arconte Temistocle

Ci sono inoltre diverse testimonianze sia letterarie che archeologiche di tutte le strutture sacre presenti nel Falero già prima del V° sec. a. C. oltre a degli scavi che hanno portato alla luce una necropoli, e da tutto questo si evince che l’area del Falero fosse già frequentata sin dai seoli VIII e VII a.C. Nel Falero erano quindi presenti questi santuari o templi o statue:

  1. Tempio di Demetra/Cerere – incendiato dal generale persiano Mardonio durante le guerre persiane

    Aristide risponde agli ambasciatori del Generale Mardonio
  2. Tempio ed edicola di Atena Sciras
  3. Tempio di Zeus;
  4. Statua di Venere Coliade – a questa divinità femminile era dedicato un culto sul promontorio presso il Falero dove c’era un santuario frequentato esclusivamente dalle donne essendo questa dea protettrice del matrimonio e del parto, molto simile alla dea Lucina e che fu poi assimilata a Venere/Afrodite detta Coliade. Le Coliadi sono altrettante figure parte del gruppo di Afrodite e sono legate o sinonimo delle Genetillidi o Gennaidi precedenti ad Afrodite di cui qui sotto al punto 5.

    La dea del parto Ilizia o Lucina
  5. Statue delle Genetillidi/Gennaidi – dette anche Geneta o Mana Geneta o Genita Mana – queste divinità di cui Afrodite/Venere era considerata parte, erano ugualmente ritenute protettrici delle donne e soprattutto del momento del parto e di conseguenza delle puerpere: “Genetyllis – Lo spirito (genio) della procreazione e del parto era associato ad Afrodite. Probabilmente è la stessa di Eileithyia, dea del parto[8]”. Dal promontorio di Coliade si ricavava inoltre un’argilla speciale per la produzione di vasi:“Chi invece non si tiene stretto subito fin dall’inizio ai concetti, ma pretende che lo stile sia attico e sottile, somiglia a uno che rifiutasse di bere un antidoto se la coppa non è di argilla coliade attica, o d’indossare d’inverno un mantello se la lana non è di pecore attiche, ma siede inerte e immobile, avvolto, per così dire, nel mantello leggero e sottile del linguaggio di Lisia.[9]
  1. Tempio di Era/Giunone incendiato dal generale persiano Mardonio durante le guerre persiane:

    I Persershutt: i resti del saccheggio di Atene da parte dei Persiani

 “Gli Ateniesi hanno oltre il Pirèo due altri porti: uno a Mùnichia, dove è un tempio di Diana Munichia, e l’altro, siccome ho detto di sopra, a Falero. Presso questo porto havvi il tempio di Cerere, e l’edicola di Minerva Scirade e più lungi il tempio di Giove. […] Venti stadj più là è il capo Coliade. Dopo la rotta dell’armata navale de’Medi l’onda condusse fin là i frammenti de’ vascelli. Ivi è la statua di Venere Coliade e vi sono ancora le Dee che chiamano Genetillidi e che io credo essere una stessa cosa con quelle che i Focesi di Jonia addimandano Gennaidi. Sulla via che da Falero mena ad Atene si trova un tempio di Giunone senza porte e senza tetto. Dicono che Mardonio di Gobria lo arse. Il simulacro però, che oggi vi esiste, è, come dicono, opera di Alcamene e perciò il Medo non potè guastare.[10]

“I Greci, che resisterono al barbaro (ai persiani ndr) decisero di non rialzare i templi arsi; ma di lasciarli in eterno per monumenti della inimicizia e perciò i templi, che sono in Aliarzia, quello di Giunone degli Ateniesi sulla via del Falero, e quello di Cerere in Falero anche a’ miei giorni rimangono mezzo arsi[11]

“Durante la guerra degli Eleusinj contro Eretteo venne loro un Augure da Dodona, chiamato Sciro, il quale eresse ancora l’antico tempio che è a Falero, sacro a Minerva Scirade. Ora caduto costui nella pugna fu dagli Eleusinj sepolto vicino ad un torrente, e da quel tempo sia il luogo che il torrente presero il nome dell’Eroe.[12]

“Alla fine della battaglia i Greci, tratti a riva a Salamina tutti i rottami che si trovavano ancora lì vicino, erano pronti a un secondo scontro: si aspettavano che il re utilizzasse ancora le navi rimastegli. Molti dei relitti furono spinti e trascinati dal vento di Zefiro in Attica, sulla spiaggia detta di Coliade, cosicché oltre ai vari responsi emessi da Bacide e Museo circa la battaglia navale, si avverò anche la profezia riguardante questi rottami, pronunciata molti anni prima, in oracolo, dall’indovino ateniese Lisistrato, e che era sfuggita a tutti i Greci:

Le donne di Coliade bruceranno remi per tostare.

Il che doveva accadere dopo la ritirata del re.[13]

Nelle vicinanze di Anaflisto è il Peneo ed anche il sacrario di Venere Coliade nel qual luogo si dice che il mare gettasse gli avanzi della flotta persiana dopo la rotta di Salamina; sopra di che è fama che Apollo avesse già profetato:

Le donne, di Colia fremeranno alla vista de’ remi.[14]

Mappa dell’antica Atene e dei due porti del Pireo e del Falero

 A Falero c’erano anche numerosi altari dedicati a:

  1. Androgeo, figlio di Minosse
  2. Figli di Teseo
  3. Falero l’Argonauta
  4. Dèi “Sconosciuti”
  5. Eroi Nausitoo e Feace (innalzati da Teseo)
  6. Aristide – La tomba
  7. Museo
  8. Apollo Delio (I. G., i2, 310)
  9. Posidone (Dionisiache 10).

“Vi sono inoltre le are degl’Iddìi Ignoti, degli Eroi, de’fìgliuoli di Teseo e di Falero. Perciocché gli Ateniesi affermano che questo Falero navigò insieme con Giasone a Coleo. Ivi è ancora l’ara di Androgeo figliuolo di Minosse la quale si chiama dell’Eroe ma che ella sia di Androgeo coloro lo sanno i quali più degli altri sono studiosi d’intendere le cose patrie. Venti stadj più là è il capo Coliade.[15]

“Testimonianza di ciò sono i monumenti funebri di Nausitoo e di Feace innalzati da Teseo al Falero, vicino al santuario di Sciro, e dicono che in loro onore vengano celebrate «le feste cibernesie»[16].

“Ma costoro non si accorgono di attribuire ai barbari le cospicue creazioni dei Greci, dai quali ebbe origine, non solo la filosofia, ma anche il genere umano. Per esempio presso gli ateniesi ci fu Museo; presso i Tebani Lino. E dicono che Museo fosse figlio di Eumolpo e che per primo abbia composto una Teogonia e una Sfera. Sosteneva che tutte le realtà derivano dall’Uno e si risolvono in esso. Sarebbe morto a Falero, e gli fu composta come epigrafe sepolcrale la seguente elegia:

Il suolo di Falero custodisce il caro figlio di Eumolpo,

Museo, corpo consunto, sotto questa tomba.

Dal padre di museo, per altro, prendono nome, anche gli Eumolpidi presso gli ateniesi.[17]

Eretteo vs Eumolpo

“Aristide, figlio di Lisimaco, apparteneva alla tribù di Antiochide e al demo di Alopece. Quanto alle sue condizioni economiche le notizie che si tramandano sono contrastanti. Alcuni affermano che visse in stretta povertà e che dopo la sua morte le due figlie da lui lasciate rimasero per lungo tempo nubili a causa della loro indigenza. In contrasto con questa notizia narrata da molti storici, Demetrio Falereo nell’opera intitolata «Socrate» dice di conoscere un terreno situato al Falero che apparteneva ad Aristide, quello nel quale fu poi sepolto, e considera alcuni fatti come prova delle sue floride condizioni economiche: primo l’aver ricoperto la carica di arconte eponimo, che egli ottenne per elezione col voto di quelli che appartenevano alle famiglie più facoltose, di quelli che erano chiamati «pentecosiomedimni»; secondo, l’essere stato colpito dall’ostracismo: questo non veniva mai inflitto a gente povera, ma a coloro che appartenevano a grandi famiglie, odiate per il peso della loro influenza;[18]

“Di più, al Falero viene mostrata la sua tomba (di Aristide ndr), che dicono sia stata costruita per lui dalla città, dato che egli non lasciò neppure i soldi per il funerale[19]”.

Aristide con Alessandro Magno

 

 

 

 

 

 

[1] Pausania, Viaggio in Grecia, trad. di A. Nibby, 1817, VIII 10 3

[2] Dizionario di miti, leggende, costumi Greco-Romani, G. Stano, ed. SEI, 1950

[3] Pausania, Ibid. I 1 4

[4] Plutarco Vite Parallele, Utet, 1998, Teseo 22 2

[5] Pausania, Ibid. I 1 2

[6] Pausania, Ibid. I 1 2

[7] Strabone, Geografia, Sonzogno, 1827, IX 1

[8] SUDA, Suda On Line project https://topostext.org/work/240, The Aikaterini Laskaridis Foundation voce Genetyllis

[9] Plutarco, Tutti i Moralia, Bompiani, 2017, De audiendo, 42 E

[10] Pausania, Ibid. I 1 4

[11] Pausania, Ibid. X 35 2

[12] Pausania, Ibid. I 36 3

[13] Erodoto, Le Storie, trad. di Piero Sgroj, Newton compton, 2007, VIII, 96

[14] Strabone, Ibid. IX 1

[15] Pausania, Ibid. I 1 4

[16] Plutarco Vite Parallele, Utet, 1998, Teseo 17 7

[17] Diogene Laerzio, Vite e Dottrine dei più celebri Filosofi, Bompiani, 2005, I Proemio 3

[18] Plutarco, Ibid. Aristide 1 1-3

[19] Plutarco, Ibid. Aristide 27 1

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