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I B: Cefalo nipote di Re Cecrope I

I B: Cefalo nipote di Re Cecrope I

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CEFALO

NIPOTE DI CECROPE E FIGLIO DI ERSE ED ERMES
Κέφαλος – Deriva da κεφαλή, “testa”. Κέφαλος è anche il nome di un pesce[1].

Cefalo e Aurora

Cefalo discende dalla figlia di Cecrope e di Agraulo e cioè da ERSE (Herse: Ἕρση – “rugiada[2]”), la più giovane delle sorelle aglauridi, di cui si innamora Ermes che la possiede con la forza.

Erse, Ermes e Aglauro

Dall’unione tra Ermes ed Erse nascono appunto Cefalo “beniamino di Eos[3]” e Cerice “primo araldo dei Misteri Eleusini[4]”:

Cefalo, fu figliuolo di Erse e di Mercurio: il quale Cefalo, essendosi di lui invaghita l’Aurora, essa rapì, e lo trasportò in Siria, dove con esso giaciutasi diventò gravida, e partorì Titone, di cui dicesi che fosse poi figliuolo Faetonte”[5].

Eos e Aurora – Pierre Claude François Delorme

 

VITA E OPERE DI CEFALO

Cefalo è stato inserito da Igino come uno dei re di Atene[6].

Cefalo secondo le varie leggende sposò una delle 7 figlie di Eretteo II, cioè Procri, e con lei rispettava il giuramento di fedeltà matrimoniale. La vita di Cefalo fu però funestata da una maledizione di Afrodite verso Eos cioè l’Aurora, sposa di Astreo, discendente dei Titani – e guarda caso Cefalo è uno dei tanti nomi di Astreo[7] – che dopo averla colta nel letto insieme ad Ares la condannò “ad ardere di desiderio per i giovani mortali”[8].

Cefalo e Aurora

Perciò Eos si innamorò di Cefalo ma egli rifiutò gentilmente le sue avances in nome del matrimonio con Procri. Eos insistette e lo avvertì che invece Procri lo avrebbe tradito facilmente se qualcuno le avesse offerto delle ricchezze. Così Eos lo trasformò in un certo Pteleone invitandolo a sedurre Procri in cambio di una corona d’oro.

Cefalo accusa Procri – Luca Giordano (1632–1705)

Cefalo la mise alla prova e Procri cedette davvero perciò anche Cefalo si lasciò andare all’amore di Eos da cui presto ebbe un figlio, Fetonte:

Cefalo, il quale sendo di estrema bellezza, dicono che fù da Emera rapito, e che un figlio Fetonte le nacque, che ella fece custode del cielo[9]”.

E poscia procreò con Cèfalo un fulgido figlio, Fetonte, eccelso eroe, mortale che un Nume sembrava[10]”

Abbandonata da Cefalo e disturbata dalle voci su di lei ad Atene, Procri fuggì a Creta dove secondo Apollodoro[11] Minosse riuscì a sedurla, mentre secondo Igino, sempre a Creta, Diana, impietosita, le diede una lancia ed un cane da caccia (Lelapo) infallibili, visto che Procri amava molto cacciare.

Minosse

A Creta vi è però un episodio per cui Pasifae, la moglie di Minosse, aveva dato al marito un veleno o lo aveva maledetto in modo che il suo seme generasse nel ventre delle sue amanti non un figlio ma innumerevoli bestie, prevalentemente serpenti e altri insetti come scorpioni, millepiedi etc.

Pasifae

Per Graves fece bere un farmaco, un decotto della Maga Circe, per evitare che le riempisse il ventre di rettili[12], mentre per Pinsent invece Procri tolse la maledizione di Pasifae su Minosse per la quale dal seme uscivano scorpioni, serpenti e millepiedi e perciò non poteva più fare figli, attraverso una sorta di donna artificiale che prese su di sé tutti questi mali[13].

Al che Procri, per paura della vendetta di Pasifae o, secondo altri, per invito di Diana, tornò ad Atene cambiando identità e si presentò a Cefalo come il giovane ragazzo Pterela:

Procri “seguendo le istruzioni di Diana, recisi i capelli, raggiunge Cefalo travestita da giovinetto[14]”.

Procri sotto le sembianze di Pterela con la lancia/freccia infallibile e il Cane Lelapo partecipò ad una battuta di caccia in cui c’era anche Cefalo.

Cefalo e Procri – Gerard Hoet

Cefalo a seconda della versione o aveva già il cane e la freccia infallibili o vedendo le incredibili gesta di Lelapo e del dardo/lancia regalate da Diana a Pterela/Procri, le offrì in cambio moltissimo argento, ma lei invece gli disse che li avrebbe ceduti solo per amore e perciò Cefalo accettò lo scambio, proprio come fece Procri a suo tempo. Così i due sposi si ritrovarono insieme nel letto e fecero pace.

Cefalo e Procri – Louis de Boulogne il giovane

Da quel momento però nella mente di Procri cominciò a scavare il dubbio che Cefalo la tradisse ancora con Eos e con la scusa di andare a caccia al sorgere del sole appunto, quando Eos sorgeva, si incontravano. Così Procri si mise un mantello scuro e cercò Cefalo che al buio la scambiò invece per un animale e la uccise grazie al cane e al dardo/lancia infallibile. Cefalo fu per questo condannato all’esilio dall’Areopago[15], chiamato in causa anche qui, come nel caso di sua cugina Alcippe e del pronipote Dedalo.

La morte di Procri – Frédéric Delanoë

Igino – che tra l’altro considera Cefalo come nato da “Creusa, figlia di Eretteo” ( Igino, Favole alla voce “figli di Mercurio”) narra così la storia di Cefalo:

“(Procri e Cefalo ndr) si amavano scambievolmente, perciò promisero di non giacere mai con nessun altro. Un giorno Cefalo, appassionato cacciatore, andò assai per tempo a cacciare sul monte. Aurora, sposa di Titono, s’innamorò di lui e gli propose di giacere con lei, ma Cefalo rifiutò perché lo aveva promesso a Procri. Allora Aurora disse: «Non voglio che tu rompa la promessa se prima non l’ha rotta lei!», e subito lo trasformò in uno straniero e gli diede splendidi doni da portare a Procri. Cefalo dunque si recò da lei sotto un sembiante diverso, le offrì quei doni e giacque con lei. Allora Aurora gli restituì le sue sembianze; Procri comprese di essere stata ingannata da Aurora e fuggì a Creta, dove Diana stava cacciando. Quando Diana la vede, esclama: «Con me cacciano solo le vergini! Tu non sei vergine: esci dal mio seguito!» Allora Procri le narra i suoi casi e l’inganno patito da Aurora. Diana, impietosita, le dona una lancia che nessuno avrebbe potuto evitare e il cane Lailape cui nessun animale poteva sfuggire, e la invita a sfidare Cefalo nella caccia. Lei, seguendo le istruzioni di Diana, recisi i capelli, raggiunge Cefalo travestita da giovinetto, e lo sfida in una gara di caccia, vincendolo. Quando Cefalo vede quali poteri avevano il cane e la lancia, chiede all’ospite, ignorando che era la sua sposa, di vendergli cane e lancia. Ella rifiuta; lui arriva a offrirle persino una parte del suo regno, ma ella continua a rifiutare. «Ma – dice – se insisti per averli, concedimi quello che sono soliti dare i ragazzi!» Lui, bruciando per il desiderio della lancia e del cane, promise che si sarebbe concesso, ma quando giungono sul letto, Procri si sfila la veste e rivela di essere una donna e anzi la sua sposa. Allora Cefalo riceve i doni e si riappacifica con lei. Nondimeno, gelosa di Aurora, sul fare del giorno lo segue alla caccia per spiarlo e si nasconde tra gli arbusti. Quando Cefalo vede un movimento tra la macchia, scaglia la lancia che nessuno può evitare e uccide la sposa[16].”

Cefalo e la morte di Procri – Joachim Antonisz Wtewael

Apollodoro descrive così la stessa storia:

Cefalo, figlio di Deioneo, prese Procri. Questa Procri si abbandonò nelle braccia di Pteleone per una corona d’oro; e sorpresa da Cefalo fuggì a Minosse il quale di lei innamoratosi anch’egli, ne ottenne altresì i favori. Ma sapea ella, che se si fosse giaciuta con Minosse sarebbe pentita; perciocché Pasifae, non ignorando che il marito mescevasi a molte donne, tal sorta di veleno gli mise negli umori, che quante volte alcun’ altra avesse a fare con esso lui, da tutte le membra di quella sarebbero uscite orrende vipere; e di questa maniera Pasifae minava tutte le concubine di lui. Dall’ altra parte Cefalo avea un velocissimo cane, detto Lelapo, da cui niuna fiera poteva salvarsi, e ivi dardo che non fu mai scagliato invano. Procri nondimeno, piaciutole Minosse ben provvide al suo caso per giacersi sicuramente con esso; e fece ciò prendendo la radice circea. Ma temendo di nuovo la moglie di Minosse, andò ad Atene: ritornò in grazia di Cefalo, e con lui andò a caccia, poiché della caccia mirabilmente essa dilettavasi. Se non che essendosi nel seguire il marito occultata entro cespugli, vedendo egli ivi qualche cosa muoversi, e credendo esservi alcuna fiera, scagliò colà quel suo inevitabile, dardo, e percossane Procri la uccise: pel qual fatto dall’Areopago fu condannato a bando perpetuo[17]”.

Cefalo e Procri – Alexander Macco

Anche Ovidio racconta facendo parlare Cefalo:

“L’uso/di quest’arma è ancora più incredibile della sua bellezza:/raggiunge qualunque bersaglio, in una corsa che non è guidata/dal caso, e sporca di sangue, ritorna in volo all’avvio senza aiuti”./[…] Cèfalo racconta, ma per vergogna di narrare/a qual prezzo l’abbia avuta, arrossisce, e tormentato dal ricordo/della moglie perduta, con le lacrime agli occhi così comincia:/”Questo giavellotto, o figlio di una dea, chi lo crederebbe?,/mi fa e mi farà piangere a lungo, se a lungo di vivere/mi concede il destino: morte ha inflitto alla mia amata sposa/e a me con lei. Oh, non mi fosse mai stato donato!/La mia Procri, se per caso alle orecchie tue è giunta fama/piuttosto di Oritìa, che fu rapita, era sua sorella;/ma a voler paragonare la bellezza e l’indole delle due,/più degna era lei d’essere rapita. A me l’unì il padre Eretteo;/l’unì a me l’amore. Mi dicevano felice e io lo ero;/forse lo sarei ancora, se l’avessero voluto gli dei./Era il secondo mese che trascorreva dopo il rito nuziale,/ quando un rosso mattino Aurora, scacciate le tenebre, mi vide/sulla cima più alta dell’Imetto sempre in fiore,/mentre ai cervi dalle corna ramose tendevo le reti,/e contro la mia volontà mi rapì. Lasciatemi dire il vero,/con buona pace della dea: sarà incantevole fin che si vuole/col suo roseo viso, sorveglierà il confine fra il giorno e la notte,/si nutrirà con lacrime di nèttare; ma io amavo Procri:/in cuore avevo Procri, sulle labbra solo e sempre Procri./M’appellavo alla santità delle nozze contratte di recente,/ai primi amplessi, ai vincoli accesi in quel letto abbandonato./La dea cedette: “Smettila, ingrato, con i tuoi piagnistei:/tienti la tua Procri! Ma se prevede il vero la mia mente,/ti pentirai d’averla voluta!”. E irata mi rimandò da lei./Mentre tornavo, rimuginando l’ammonimento della dea,/cominciai a temere che mia moglie non avesse rispettato/la fedeltà coniugale. La sua bellezza e l’età sua/rendevano attendibile un tradimento, il suo carattere no./Io però ero stato assente, quella che stavo lasciando/non era esempio di fedeltà, e gli amanti temono ogni cosa./Decido, a mio tormento, d’indagare, insidiandone fedeltà/e virtù con qualche dono. Asseconda Aurora questi miei sospetti/e muta (credo d’essermene accorto) il mio aspetto./Irriconoscibile penetro in Atene, la città di Pallade,/ed entro in casa, che proprio non presenta traccia di colpa:/ovunque si vive innocenza ed ansia per il padrone scomparso./Solo a stento e con mille astuzie riesco ad incontrare la mia sposa./Come la vidi, rimasi estasiato al punto da scordarmi quasi/il piano d’insidiarla. A fatica mi trattenni dal rivelarle/la verità e dal baciarla, come avrei dovuto./Era triste (ma nessuna avrebbe potuto di lei triste/essere più bella) e si struggeva di nostalgia per il marito/che le era stato strappato. Pensa che meraviglia/di donna era, o Foco, se il dolore, anche il dolore, l’abbelliva!/Perché raccontare quante volte il suo pudore respinse/i miei approcci? Quante volte mi disse: “Per uno solo/io mi serbo; a lui solo, ovunque sia, riservo il mio amore!”./Per chi, col senno, non sarebbe stata sufficiente questa prova/di fedeltà? Io non m’accontento e mi danno a infliggermi/ferite, promettendole una fortuna per una notte sola,/e infine, a furia di aumentare l’offerta, l’induco ad esitare./Esplodo: “Per disgrazia hai di fronte un impostore, un adultero,/che in realtà è tuo marito! testimone della tua perfidia!”./Lei niente; vinta dalla vergogna, senza una parola, fuggì/da quella casa insidiosa, da quel marito infame,/e detestando per l’affronto inflittole qualsiasi uomo,/se ne andò a vagare sui monti, per votarsi alla scuola di Diana./Quando mi vidi abbandonato, un fuoco più violento penetrò/nelle mie ossa: imploravo perdono, ammettendo d’aver sbagliato/e che di fronte a tutti quei doni, se mi fossero stati offerti,/anch’io avrei potuto cedere e commettere la stessa colpa./Ammesso questo, ed essendosi ormai vendicata lei dell’offesa,/ritornò e con me trascorse in dolce armonia anni d’amore./E come se donandomi sé stessa non m’avesse dato nulla,/mi regalò un cane, consegnatole dalla sua Diana/con queste parole: “Nella corsa vincerà tutti”./Mi regalò anche un giavellotto che, come vedi, impugno ancora.” – Ovidio Metamorfosi VII 90

 

Cefalo dunque, dopo la condanna si rifugiò a Tebe dove il re Anfitrione gli chiese di poter usare il micidiale cane Lelapo per catturare l’imprendibile volpe Teumessia che per essere placata aveva bisogno del sacrificio di un bambino al mese. Visto che entrambi gli animali per volere divino avrebbero dato inizio ad un inseguimento senza fine, Zeus allora li trasformò in pietre.

L’eterno rincorrersi di Lelapo e della volpe Teumessia

Pausania racconta:

Imperciocché si racconta, che Cefalo figliuolo di Deioneo partito insieme con Anfitrione per soggiogare i Teleboi abitò primieramente nell’isola, che ora dal suo nome Cefallenia si dice. Egli avea prima stabilito la sua dimora in Tebe, esiliato da Atene per la uccisione di Procri sua moglie[18]”.

Anfitrione re di Tebe

Apollodoro conferma:

Amfitrìone andò ad Atene, e trovato Cefalo, figliuolo di Deioneo, mediante la promessa fattagli di una parte delle spoglie de’ Teleboi, lo indusse a gir seco alla caccia di quella volpe con un cane, che Procri avea condotto da Creta, a lui dato da Minosse: del qual cane era detto che il destino gli avesse accordato di ammazzare ogni fiera che assaltasse. Ora accadde che mentre quel cane si mise a correre dietro alla volpe, Giove trasmutò l’uno e l’altra in pietre[19]”.

Anfitrione re di Tebe

Quindi Cefalo aiutò Anfitrione nella guerra contro i Teleboi e i Tafi dove:

  1. Giurò insieme ad Anfitrione fedeltà su Atena e Ares (secondo Graves in Miti Greci 89,i).
  2. Pterelao, re dei Teleboi e discendente di Poseidone – che ha il nome simile a Pteleone e Pterela, cioè i nomi di Cefalo e Procri sotto mentite spoglie – ha una ciocca di capelli che lo rendono invincibile come Re Niso, altro parente di Cefalo.
  3. La figlia di Pterelao, Cometo, come nella storia di Niso e Scilla con Minosse, si innamora del re nemico anfitrione e taglia i capelli di Pterelao, decretando la vittoria di Anfitrione e ugualmente a Scilla viene giustiziata da Anfitrione.
    Però dopo che Cometo, figlia di Pterelao, s’innamorò di Amfitrione, essa tagliò di testa a suo padre il capello d’ oro ch’egli vi avea, per lo che Pterelao morì; e morto lui Amfitrione sottomise tutte quante quelle isole. Egli poi uccise Cometo, e carico di spoglie ritornò a Tebe, consegnate quelle isole ad Eleo ed a Cefalo: i quali subito andarono ad abitarle, e vi edificarono città chiamate coi nomi de’ medesimi[20]”.
L’isola di Cefalonia in Grecia

Cefalo infine, dopo la vittoria su Pterelao, come premio ottenne l’isola di Cefalonia ma secondo le versioni:

  1. Sposò una certa Lisippa[21] da cui ebbe 4 figli, che poi divennero le 4 tribù di Cefalonia[22]
  2. Chiese all’oracolo di Delfi come poter avere figli e l’oracolo lo invitò ad accoppiarsi col primo essere femmina che trovasse, era un’orsa. Quando si accoppiò con essa lei si trasformò in una ragazza molto bella (Calcomedusa[23]) e insieme generarono Acrisio/Arcisio/Arcesio, cioè diedero inizio alla stirpe di Laerte e del figlio Ulisse[24].
    Lo stesso Igino conferma: “Deioneo generò Cefalo, Cefalo generò Arcesio, Arcesio generò Laerte e Laerte Ulisse[25] Però per Igino è figlia di Cefalo e Procri:“Quando Cefalo vede un movimento tra la macchia, scaglia la lancia che nessuno può evitare e uccide la sposa. Con lei Cefalo ebbe Arcesio, dal quale nacque Laerte, padre di Ulisse[26]”
  3. Essendo angustiato dai ricordi delle sue sventure nate per aver tradito Procri con Eos, si gettò in mare al capo di Leucade dopo aver eretto un Tempio ad Acpollo dalla Roccia Bianca:“Cefalo figliuolo di Deioneo partito insieme con Anfitrione per soggiogare i Teleboi abitò primieramente nell’isola, che ora dal suo nome Cefallenia si dice. Egli avea prima stabilito la sua dimora in Tebe, esiliato da Atene per la uccisione di Procri sua moglie”[27].
Scorcio di Cefalonia

E Strabone conferma: “Quel luogo che una volta era istmo, e dove ora lo stretto è attraversato da un ponte, e la denominarono Leucade, pigliando, per quel che mi pare, cotesto nome da Leucata, ch’ è uno scoglio di color bianco il quale da Leucade si spinge dentro nel mare verso Cefallenia. Quivi è anche il sacrario d’ Apollo Leucadio, e quel salto pel quale si crede che l’uomo possa aver pace dall’amorosa passione: e dove è fama che Saffo per la prima, […] accesa in gran desiderio si precipitasse dall’altissima roccia ma senza aver prima implorato il soccorso del Dio che quivi regna. Così dice Menandro in qualche luogo, affermando che quel salto fu fatto prima che da ogni altro, da Saffo: ma ì più pratici dell’antichità asseriscono che il primo di tutti fu Cefalo figliuolo di Deioneo innamorato di Pterelao (si crede che il lesto sia qui alterato, e debba dire che la figliuola di Pterelao innamorata di Cefalo fu la prima a fare quel salto[28]).”[29]

Per Strabone invece Cefalonia non era di Cefalo perché “tutto questo non accordasi punto colle tradizioni di Omero, il quale pone i Cefalloni sotto Ulisse e Laerte”[30] – ma ovviamene non si contraddice perché Ulisse discende davvero da Arcesio e quindi da Cefalo.
Conclude Pausania su Cefalo e Cefalonia:

Dieci generazioni dopo, Calcino e Deto suoi discendenti (di Cefalo ndr), navigando a Delfo, domandarono al Dio il ritorno in Atene, e l’oracolo comandò loro di sagrificare prima ad Apollo in quel luogo dell’Attica, ove avessero veduto correre una galea sulla terra. Pertanto sendo giunti nelle vicinanze del monte chiamato Pecile, apparve loro un dragone, che veloce correva verso la sua tana. Essi fecero adunque in quel luogo un sagrificio ad Apollo, e finalmente arrivati in Atene furono ammessi alla cittadinanza. Si trova quindi un’edicola di Venere, e davanti a questa un muro di pietre non tagliate, che merita di essere veduto[31]”.

GENEALOGIA DI CEFALO

Non sempre Cefalo risulta essere figlio di Erse ma, qualunque sia la tradizione, discende sempre dalle stirpi di Eretteo e/o Deucalione.

Cefalo figlio di:

1.      Ermes e Erse – stirpe di Deucalione ed Eretteo

2.      Deione e Diomeda (figlia di Suto e Creusa) – stirpe Deucalione ed Eretteo

3.      Deione e Suto – stirpe Deucalione

Pausania per esempio parla di due Cefalo:

Si canta ne’Ritorni, che Climene fosse figlia di Minia, e che essa si maritasse con Cefalo di Deione, e nascesse loro per figlia Ificlo. Ciò che riguarda Procride, è da tutti ancora cantato, come prima di Climene con Cefalo si congiunse, e quale fu il modo con cui fu dal marito morta[32]”.

Anche Apollodoro fonde, confonde e parla di due personaggi di nome Cefalo i quali hanno tratti similissimi perché:

  1. Entrambi ugualmente sedotti da Eos/Aurora;
  2. Hanno un figlio/a legato a Fetonte/Astrea/Stella del mattino e cioè Venere[33];
  3. Discendono dalla stirpe reale degli eretteidi e dalla stirpe di Deucalione.

Infatti Apollodoro parla di:

1.      Cefalo I: è “figliuolo di Erse e di Mercurio: il quale Cefalo, essendosi di lui invaghita l’Aurora, essa rapì, e lo trasportò in Siria, dove con esco giaciutasi diventò gravida, e partorì Titone, di cui dicesi che fosse poi figliuolo Faetonte”[34].

2.      Cefalo II: è “Cefalo di Torico, cosi chiamandosi una borgata dell’Attica[35]”, ed è figlio di Deione (discendente di Deucalione nonchè avo di Ulisse) re della Focide il quale “sposò Diomedea, figlia di Xuto, la quale gli partorì una femmina di nome Asteropea, e di maschi Eoeto, Attore, Filaco, e Cefalo, che prese in moglie Procri, figlia di Eretteo. Egli amato violentemente da Aurora, fu dalla medesima rapito[36]”.

Anche Igino distingue due Cefalo:

1.      Cefalo I figlio di Deione[37], cioè anche qui è avo di Ulisse e sposerà Procri la Figlia di Pandione quindi discende dalla stirpe di Deucalione e si incrocia con gli eretteidi:

Procri, figlia di Pandione, divenne sposa di Cefalo, figlio di Deioneo. […] Con lei Cefalo ebbe Arcesio, dal quale nacque Laerte, padre di Ulisse[38]”.

2.      Cefalo II è figlio di Creusa, altra figlia di Eretteo nonché sorella di Procri[39] (madre di Cefalo nelle altre tradizioni).

 

DISCENDENZA CEFALO

1.      TITONE: Per Apollodoro Cefalo con Eos genera TITONE da cui poi nascerà FETONTE: “Cefalo, essendosi di lui invaghita l’Aurora, essa rapì, e lo trasportò in Siria, dove con esco giaciutasi diventò gravida, e partorì Titone, di cui dicesi che fosse poi figliuolo Faetonte[40]”.

2.      ADONE: Da Fetonte, che è figlio di Titone, nascerà una genealogia in cui avrà luce Adone, personaggio importantissimo nella mitologia:

Di questo (Fetonte ndr) fu figliuolo Astinoo, da cui nacque Sandoco, il quale dalla Siria trasportatosi nella Cilicia, fondò la città di Celendira; e presa in moglie Famace, figlia di Megesiaro, generò Cinira, re degli Assirii. Questo Cinira, essendosi con molta gente trasportato in Cipro, edificò Pafo; e tolta ivi in matrimonio Metarme, figlia di Pigmalione, re de’Ciprii, generò Ossiparo, e Adone, e le femmine Orsedice, Laogorene, e Bresia. Queste, essendo Venere con esse adirata, meschiaronsi con istranieri, e morirono in Egitto[41]. Adone poi, ancor giovinetto, per lo sdegno di Diana, mori alla caccia ucciso da un cinghiale. Esiodo dice ch’egli fu figlio di Fenice, e di Alfesibea: Parnasi diversamente lo dice nato da Toante, re degli Assirii, ch’ ebbe per figliuola Mirra. Codesta Mirra, per vendetta di Venere, di cui essa non faceva alcun conto, s’ innamorò del padre, e per opera della nudrice dodici notti dormi con lui, senza ch’egli si accorgesse di lei. Ma quando egli seppe la cosa, andò colla spada sopra la figlia, la quale nel frangente in cui era, pregò gli Dei, che mai non fosse noto il fatto; e gli Dei compatendola la trasformarono nell’albero che porta il suo nome; e tagliato dopo dieci mesi quell’albero, narrasi essere nato, suo figlio Adone. Venere presa dal bel sembiante del bambino, di nascosto degli Dei chiuso in una cassa lo presentò a Proserpina, la quale quando l’ebbe veduto, disse che non lo avrebbe mai restituito. Portato innanzi a Giove il litigio per ciò in sorto, egli divise l’anno in tre parti, ordinando che Adone dovesse starne una presso di sé, una con Proserpina, la terza con Venere. Ne passò poi gran tempo, che essendo a caccia Adone fu ucciso dal cinghiale[42].”

3.      ACRISIO/ARCESIO/ARCISIO: re di Argo che sposa Anticlea (figlia del ladro Autolico), e suo figlio è Laerte, padre di Ulisse. Laerte però è sì figlio ufficiale di Arcisio ma naturale di Sisifo:

Deioneo generò Cefalo, Cefalo generò Arcesio, Arcesio generò Laerte e Laerte Ulisse[43]”.

 

[1] Dizionario Etimologico della Mitologia Greca (DEMGOL) dir. da Ezio Pellizer
[2] Ibid.
[3] Robert Graves, I miti greci, ed. Longanesi, 2015, 25,d
[4] Ibid
[5] Apollodoro, Biblioteca, III 14 2-5
[6] Igino, Favole, alla voce “I re di Atene”
[7] Graves ibid. 40,2
[8] Graves Ibid, 40,b
[9] Pausania, Viaggio in Grecia, I 3 1
[10] Esiodo, Teogonia 986 ss.
[11] Apollodoro III 15 1
[12] Graves 89,e
[13] Greek-and-Roman-Mythology, Pinsent, Hamlyn 1969 pag 105
[14] Igino Favole, alla voce “Procri”
[15] Graves ibid. 89,g
[16] Igino, Favole. alla voce “Procri”
[17] Apollodoro, Ibid. III 15 1
[18] Pausania, ibid. I 37 4-5
[19] Apollodoro, Ibid. II 4 6
[20] Apollodoro II 4 7
[21] Potrebbe essere la figlia di Preto, fratello di Acrisio
[22] Enciclopedia dei Miti, Pierre Grimal (a cura di C. Cordié), Garzanti,1992
[23] Ibid.
[24] Ibid.
[25] Igino, Favole, alla voce “Odissea”
[26] Igino, Favole, alla voce “Procri”
[27] Pausania, Ibid. I 37 4
[28] Strabone, Geografia, X 3 (nota)
[29] Strabone, ibid. X 3
[30] Strabone ibid.
[31] Pausania, ibid.  I 37 4-5
[32] Pausania, ibid. X 29 2
[33] Graves, Ibid. 89,9
[34] Apollodoro, Ibid III 14 3
[35] Apollodoro I 9 4
[36] Apollodoro II 4 7
[37] Igino, Favole, alla voce “I re di Atene”
[38] Igino, Favole. alla voce “Procri”
[39] Igino, Favole. alla voce “Figli di Mercurio”
[40] Apollodoro, III 14 4
[41] Apollodoro, III 14 3
[42] Apollodoro, III 14 4
[43] Igino, Favole, alla voce “Odissea”

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