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VIII B – I 4 figli di Pandione II: Niso Re di Megara

VIII B – I 4 figli di Pandione II: Niso Re di Megara

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Niso Re di Megara

Come figlio di Pandione II prese Megara e la regione fino a Corinto (il suo regno fu assegnato a sorte).

Le città di Megara e Corinto

 

 

Etimologia: Νῖσος [2] – Νῖσα, antico nome di Megara, probabilmente pregreco [3] o deriva dal presente νί(σ)σομαι, νέομαι, “ritornare”[4].

Megara antica

Niso, detto “L’Egiziano [5]”, pare fosse figlio di Marte o di Dione [6] (re della Laconia), aveva due figlie Ifinoe e Scilla.

A quei tempi Megara [7] si chiamava in suo onore Nisa e il suo porto Nisea.

Scirone [8] figlio di Pilade – un principe “onesto e generoso” di Megara che aveva sposato una figlia di re Pandione e che Teseo uccise dopo la conquista di Eleusi[9] – contestò a Niso il potere di Megara e così, chiamato Eaco come giudice, si decise che Niso dovesse rimanere re ma che Scirone sarebbe diventato il comandante degli eserciti, cioè in questo caso per Graves “si espresse l’antica divisione tra il re sacro che officia i sacrifici e il comandante degli eserciti”[10].

L’antica città di Megara

Niso fu poi sconfitto e ucciso da Minosse [11] – che minacciando Corinto assediò anche Nisa – perché tradito dalla figlia Scilla, e infine fu seppellito in un monumento ad Atene dietro il Liceo[12] (chiamato così in onore del fratello Lico):

Dietro il Licèo è il monumento dì Niso, che regnando in Megara, dopo di essere stato ucciso da Minosse fu in questo luogo portato, e sepolto dagli Ateniesi[13]”.

Per i Megaresi questo non accadde perché Megareo gli succedette al trono (perciò Megara si chiamò in quel modo) avendo sposato la figlia di Niso, Ifinoe[14].

 

La tragedia di Niso e Scilla.
Scilla dalla torre si innamora di Minosse

È bene fare un focus sulla storia di Niso e della figlia Scilla perché sarà utile più avanti per moltissime implicazioni.

Minosse, il re di Creta, dopo la morte del figlio Androgeo causata da una cospirazione della stirpe ateniese, per vendicarsi attaccò Atene cominciando dalla regione di Corinto che è uno stretto istmo che collega il Peloponneso con l’Attica e perciò un importante punto strategico. Corinto faceva parte della giurisdizione del re di Megara, Niso. Fu in quel frangente che la figlia di Niso, Scilla, si innamorò di Minosse.

Pare infatti che Scilla, stando sempre in cima ad una torre costruita da Apollo o Poseidone, alla fine del lungo assedio cretese, conoscesse a menadito tutto l’esercito assediante e soprattutto Minosse in tutto il suo splendore. Perciò Scilla, invaghitasi pare anche per volere di Era o Afrodite[15], mentre Niso dormiva, strappò o tagliò dalla testa del padre la ciocca di capelli purpurei o biondi che lo rendevano invincibile, uscì di nascosto dalla città e andò ad offrirla a Minosse in cambio del suo amore, sancendo la vittoria cretese: “e come suo padre avea tra gli altri un capello purpureo, per cui dicevasi invitto, ella glielo strappò, ed egli immantinente cadde morto”[16] .

Scilla porta la testa di Niso a Minosse

Questa mossa di Scilla scatenò non solo la morte del padre e la caduta di Megara ma anche la propria.

Scilla infatti secondo diverse versioni morì o fu giustiziata:

a)      Minosse, tornando a Creta, “l’isola sacra[17]”, si rifiutò di portare con sé Scilla perché su di lei gravava la maledizione del parricidio e perciò Scilla si lanciò in mare per inseguirlo aggrappandosi addirittura al timone della nave. Sempre secondo questa versione l’ombra di Niso, trasformatosi in un’aquila di mare (detta “aliaeitos” per Igino[18]), la inseguì per punirla e Scilla dallo spavento mollò la presa e affogò. Così la sua anima si trasformò nell’uccello Ciris/Keiris noto per il petto e le zampe rosso porpora[19]. Per molti l’uccello si chiamò così in ricordo della ciocca (cirrus) di capelli purpurei di Niso.

Scilla e Minosse

b)      Minosse non apprezzò per nulla il gesto di Scilla e così la fece morire legandola e gettandola in mare o legandola alla prua come una polena al che l’anima di lei si trasformò nel pesce Ciris [20]/Keiris [21] e il padre, divenuto aquila di mare cominciò a predarla per sempre;

c)      Per Pausania[22] i Megaresi chiesero ai cretesi che Scilla venisse gettata a mare per il tradimento e così fu, e il suo corpo fu poi riportato dal mare nel Capo Scilleo che appunto prende il suo nome e fu mangiata dagli uccelli marini Keiris.

 

Le anime di Niso e Scilla si trasformano in uccello o in pesce.

Tutt’oggi la leggenda di Niso e Scilla aleggia dietro la continua lotta tra l’aquila di mare – in realtà il falco pescatore – e il pesce marino perché da allora i due animali si rincorrono sempre.

Oggi esistono due uccelli che sono legati alla leggenda:

Pandion haliaetus – Falco pescatore

1)      Pandion haliaetus: Questo uccello citato da Igino come incarnazione di Niso è oggi il falco pescatore ed ha, guarda caso, il nome di Pandione, padre di Niso. Questo perché anche Pandione II si rifugiò a Megara e ne divenne re, tanto che sul promontorio di Megara c’era un santuario dedicato a Pandione e lui fu sepolto nello scoglio consacrato ad Atena Aethya[23] la protettrice di navi, perché leggenda voleva che Atena si trasformò appunto in uccello marino – per Graves è lo smergo, una sorta di anatra marina che si nutre di pesci – per portare a Megara Pandione II.

Accipiter Nisus – Sparviere

2)      Accipiter Nisus: è il nome dello sparviere che oggi ha proprio il nome di Niso, padre di Scilla.

 

[1] Robert Graves, I miti greci, ed. Longanesi, 2015, 94 e segg
[2] Dizionario Etimologico della Mitologia Greca (DEMGOL) dir. da Ezio Pellizer
[3] Von Kamptz, Homerische Personennamen p. 158 e pp. 310-311
[4] Room, Room’s Class. Dict.
[5] Graves, ibid 91,b
[6] Igino, Favole
[7] Per Pausania (I 39 4-5) fu poi chiamata Megara per Megareo, alleato di Niso, ne sposò la figlia Ifinoe e pare succedette al trono
[8] Ad Atene invece era noto come un brigante che uccideva i viandanti sulla roccia Moluride (Pausania, Viaggio in Grecia I, 44,8) come accadde a Ino (Graves, ibid 70,h +7) e perciò ucciso da Teseo
[9] Graves, ibid 96,g
[10] Graves, ibid 94,1
[11] Per Igino in Favole, si suicidò dopo il taglio dei capelli da parte della figlia
[12] Pausania ibid, I 19 5
[13] Pausania Ibid.
[14] Pausania ibid, I 39 4-5 e 19 5; Strabone ibid,  IX 1 6
[15] Igino, Favole 198
[16] Apollodoro, Biblioteca, III 15 8
[17] Igino, Favole 198
[18] Igino ibid.
[19] Graves ibid.91,d
[20] Graves
[21] Igino
[22] Pausania II 34 7
[23] Pausania I 41 6. Così era celebrata a Megara in quanto la parola aithyia (αἴθυια) significa un tuffatore e quindi in senso lato la nave, Athena era la protettrice delle navi oltre ad aver insegnato agli umani l’arte della costruzione di navi e della navigazione.

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