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VIII A – Procri la cacciatrice innamorata

VIII A – Procri la cacciatrice innamorata

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PROCRI – Προκρις

Procri con Cefalo – Gerard Hoet

“Fedra comparve ancor, Procri ed Arianna/Che l’amante Teseo rapì da Creta,

E al suol fecondo della sacra Atene/Condur volea. Vane speranze![1]

“Cèfalo, nipote di Eolo, fu tuo felice marito, Procri[2];”

 

Procri era una delle quattro (o sette) figlie di Eretteo e della najade Prassitea.

Tendenzialmente è riconosciuta quasi sempre come moglie di Cefalo:

  1. Pausania parla così di Procri: “Ciò che riguarda Procride, è da tutti ancora cantato, come prima di Climene con Cefalo si congiunse, e quale fu il modo con cui fu dal marito morta[3].
  2. Ugualmente Apollodoro: “Cefalo, che prese in moglie Procri, figlia di Eretteo. Egli amato violentemente da Aurora, fu dalla medesima rapito[4]”; “Cefalo, figlio di Deioneo, prese Procri.[5]”.
  3. Igino invece considera Procri:
    1. Come una figlia incestuosa visto che ebbe una relazione “col padre Eretteo, da cui nacque Aglauro[6]
    2. Sposa di Cefalo ma figlia di Pandione e madre di Arcesio, il nonno di Ulisse: “Procri, figlia di Pandione, divenne sposa di Cefalo, figlio di Deioneo. […] Con lei Cefalo ebbe Arcesio, dal quale nacque Laerte, padre di Ulisse[7]”.
Cefalo e Procri – Alexander Macco

Procri dunque sposò Cefalo uno degli eretteidi nientemeno che figlio di Ermes ed Erse, che è stato inserito da Igino come uno dei re di Atene[8].

Procri con lui rispettava il giuramento di fedeltà matrimoniale

Procri con lui rispettava il giuramento di fedeltà matrimoniale e, cosa importante, era “un’abile cacciatrice.” –  Apollodoro, Biblioteca III 15 1

La vita di Procri fu però funestata dal fatto che Eos – l’Aurora sposa di Astreo, discendente dei Titani – si innamorò del marito Cefalo a causa di una maledizione di Afrodite che dopo averla colta nel letto insieme ad Ares la condannò “ad ardere di desiderio per i giovani mortali”[9].

Cefalo e Aurora – Pierre Claude François Delorme

Nonostante Cefalo avesse provato a rimanere fedele, Eos insistette e lo avvertì che invece Procri lo avrebbe tradito facilmente se qualcuno le avesse offerto delle ricchezze. Così Eos trasformò Cefalo in un certo Pteleone invitandolo a sedurre Procri in cambio di una corona d’oro.

“Questa Procri si abbandonò nelle braccia di Pteleone per una corona d’oro[10]”.

Procri nella leggenda a quel punto si lasciò sedurre e perciò anche Cefalo si lasciò amare da Eos:

“(Procri e Cefalo ndr) si amavano scambievolmente, perciò promisero di non giacere mai con nessun altro. Un giorno Cefalo, appassionato cacciatore, andò assai per tempo a cacciare sul monte. Aurora, sposa di Titono, s’innamorò di lui e gli propose di giacere con lei, ma Cefalo rifiutò perché lo aveva promesso a Procri. Allora Aurora disse: «Non voglio che tu rompa la promessa se prima non l’ha rotta lei!», e subito lo trasformò in uno straniero e gli diede splendidi doni da portare a Procri. Cefalo dunque si recò da lei sotto un sembiante diverso, le offrì quei doni e giacque con lei. Allora Aurora gli restituì le sue sembianze[11].”

A quel punto Procri, abbandonata da Cefalo e disturbata dalle voci su di lei ad Atene, fuggì a Creta dove secondo Apollodoro[12] fu sedotta da Minosse: “e sorpresa da Cefalo fuggì a Minosse il quale di lei innamoratosi anch’egli, ne ottenne altresì i favori[13]”.

Minosse sconfigge Atene

Secondo Igino invece a Creta Procri incontrò la dea Diana/Artemide che, impietosita per la sua sorte, le diede una lancia ed un cane da caccia (Lelapo) infallibili, visto che Procri amava molto cacciare:

Procri comprese di essere stata ingannata da Aurora e fuggì a Creta, dove Diana stava cacciando. Quando Diana la vede, esclama: «Con me cacciano solo le vergini! Tu non sei vergine: esci dal mio seguito!» Allora Procri le narra i suoi casi e l’inganno patito da Aurora. Diana, impietosita, le dona una lancia che nessuno avrebbe potuto evitare e il cane Lailape cui nessun animale poteva sfuggire, e la invita a sfidare Cefalo nella caccia.[14].”

A Creta dunque Procri riuscì ad amare Minosse nonostante Pasifae, moglie di Minosse, avesse dato al marito un veleno o lo aveva maledetto in modo che il suo seme generasse nel ventre delle sue amanti non un figlio ma innumerevoli bestie, prevalentemente serpenti e altri insetti come scorpioni, millepiedi etc.

“Ma sapea ella, che se si fosse giaciuta con Minosse sarebbe pentita; perciocché Pasifae, non ignorando che il marito mescevasi a molte donne, tal sorta di veleno gli mise negli umori, che quante volte alcun’ altra avesse a fare con esso lui, da tutte le membra di quella sarebbero uscite orrende vipere; e di questa maniera Pasifae minava tutte le concubine di lui. […] Procri nondimeno, piaciutole Minosse ben provvide al suo caso per giacersi sicuramente con esso; e fece ciò prendendo la radice circea. Ma temendo di nuovo la moglie di Minosse, andò ad Atene[15]”.

Pasifae e il Minotauro

Procri riuscì a sopravvivere alla maledizione perché (secondo Graves[16]) fece bere un farmaco, un decotto della Maga Circe (vedi sopra in Apollodoro) per evitare che le riempisse il ventre di rettili, oppure perché (per Pinsent[17]) tolse la maledizione di Pasifae su Minosse per la quale dal seme uscivano scorpioni, serpenti e millepiedi e perciò non poteva più fare figli, attraverso una sorta di donna artificiale che prese su di sé tutti questi mali.

Al che Procri, per paura della vendetta di Pasifae o, secondo altri, per invito di Diana, tornò ad Atene cambiando identità e si presentò a Cefalo come il giovane ragazzo Pterela:

Procri “seguendo le istruzioni di Diana, recisi i capelli, raggiunge Cefalo travestita da giovinetto[18].

Quindi sotto le sembianze di Pterela con la lancia/freccia infallibile e il Cane Lelapo partecipò ad una battuta di caccia in cui c’era anche Cefalo.

Cefalo uccide Procri – Willem Verschoor

Al che Cefalo a seconda delle versioni o aveva già il cane e la freccia infallibili o vedendo le incredibili gesta di Lelapo e del dardo/lancia regalate da Diana a Pterela/Procri, le offrì in cambio molto argento, ma lei invece li diede in cambio di una notte d’amore e Cefalo accettò, proprio come fece Procri a suo tempo. Così i due sposi si ritrovarono insieme nel letto, si riconobbero e fecero pace.

“(Procri) raggiunge Cefalo travestita da giovinetto, e lo sfida in una gara di caccia, vincendolo. Quando Cefalo vede quali poteri avevano il cane e la lancia, chiede all’ospite, ignorando che era la sua sposa, di vendergli cane e lancia. Ella rifiuta; lui arriva a offrirle persino una parte del suo regno, ma ella continua a rifiutare. «Ma – dice – se insisti per averli, concedimi quello che sono soliti dare i ragazzi!» Lui, bruciando per il desiderio della lancia e del cane, promise che si sarebbe concesso, ma quando giungono sul letto, Procri si sfila la veste e rivela di essere una donna e anzi la sua sposa. Allora Cefalo riceve i doni e si riappacifica con lei.[19].”

Da quel momento però nella mente di Procri cominciò a nascere il dubbio che Cefalo la tradisse ancora con Eos/Aurora visto che andava a caccia al sorgere del sole, dell’Aurora appunto.

Così Procri si mise un mantello scuro e cercò Cefalo che al buio la scambiò invece per un animale e la uccise grazie al cane e al dardo/lancia infallibile.

“Se non che essendosi nel seguire il marito occultata entro cespugli, vedendo egli ivi qualche cosa muoversi, e credendo esservi alcuna fiera, scagliò colà quel suo inevitabile, dardo, e percossane Procri la uccise: pel qual fatto dall’Areopago fu condannato a bando perpetuo[20]”.

Nondimeno, gelosa di Aurora, sul fare del giorno lo segue alla caccia per spiarlo e si nasconde tra gli arbusti. Quando Cefalo vede un movimento tra la macchia, scaglia la lancia che nessuno può evitare e uccide la sposa[21].”

La morte di Procri – Frédéric Delanoë

Il marito Cefalo fu per questo condannato all’esilio dall’Areopago[22], chiamato in causa anche qui, come nel caso della prozia Alcippe (figlia di Aglauro, figlia del re Cecrope) e del nipote Dedalo:

Egli avea prima stabilito la sua dimora in Tebe, esiliato da Atene per la uccisione di Procri sua moglie[23].”

Anche Ovidio racconta la storia di Procri facendo parlare Cefalo che dice:

“Cèfalo racconta, ma per vergogna di narrare/a qual prezzo l’abbia avuta, arrossisce, e tormentato dal ricordo/della moglie perduta, con le lacrime agli occhi così comincia:/”Questo giavellotto, o figlio di una dea, chi lo crederebbe?,/mi fa e mi farà piangere a lungo, se a lungo di vivere/mi concede il destino: morte ha inflitto alla mia amata sposa/e a me con lei. Oh, non mi fosse mai stato donato!/La mia Procri, se per caso alle orecchie tue è giunta fama/piuttosto di Oritìa, che fu rapita, era sua sorella;/ma a voler paragonare la bellezza e l’indole delle due,/più degna era lei d’essere rapita. A me l’unì il padre Eretteo;/l’unì a me l’amore. Mi dicevano felice e io lo ero;/forse lo sarei ancora, se l’avessero voluto gli dei./Era il secondo mese che trascorreva dopo il rito nuziale,/ quando un rosso mattino Aurora, scacciate le tenebre, mi vide/sulla cima più alta dell’Imetto sempre in fiore,/mentre ai cervi dalle corna ramose tendevo le reti,/e contro la mia volontà mi rapì. Lasciatemi dire il vero,/con buona pace della dea: sarà incantevole fin che si vuole/col suo roseo viso, sorveglierà il confine fra il giorno e la notte,/si nutrirà con lacrime di nèttare; ma io amavo Procri:/in cuore avevo Procri, sulle labbra solo e sempre Procri./M’appellavo alla santità delle nozze contratte di recente,/ai primi amplessi, ai vincoli accesi in quel letto abbandonato./La dea cedette: “Smettila, ingrato, con i tuoi piagnistei:/tienti la tua Procri! Ma se prevede il vero la mia mente,/ti pentirai d’averla voluta!”. E irata mi rimandò da lei./Mentre tornavo, rimuginando l’ammonimento della dea,/cominciai a temere che mia moglie non avesse rispettato/la fedeltà coniugale. La sua bellezza e l’età sua/rendevano attendibile un tradimento, il suo carattere no./Io però ero stato assente, quella che stavo lasciando/non era esempio di fedeltà, e gli amanti temono ogni cosa./Decido, a mio tormento, d’indagare, insidiandone fedeltà/e virtù con qualche dono. Asseconda Aurora questi miei sospetti/e muta (credo d’essermene accorto) il mio aspetto./Irriconoscibile penetro in Atene, la città di Pallade,/ed entro in casa, che proprio non presenta traccia di colpa:/ovunque si vive innocenza ed ansia per il padrone scomparso./Solo a stento e con mille astuzie riesco ad incontrare la mia sposa./Come la vidi, rimasi estasiato al punto da scordarmi quasi/il piano d’insidiarla. A fatica mi trattenni dal rivelarle/la verità e dal baciarla, come avrei dovuto./Era triste (ma nessuna avrebbe potuto di lei triste/essere più bella) e si struggeva di nostalgia per il marito/che le era stato strappato. Pensa che meraviglia/di donna era, o Foco, se il dolore, anche il dolore, l’abbelliva!/Perché raccontare quante volte il suo pudore respinse/i miei approcci? Quante volte mi disse: “Per uno solo/io mi serbo; a lui solo, ovunque sia, riservo il mio amore!”./Per chi, col senno, non sarebbe stata sufficiente questa prova/di fedeltà? Io non m’accontento e mi danno a infliggermi/ferite, promettendole una fortuna per una notte sola,/e infine, a furia di aumentare l’offerta, l’induco ad esitare./Esplodo: “Per disgrazia hai di fronte un impostore, un adultero,/che in realtà è tuo marito! testimone della tua perfidia!”./Lei niente; vinta dalla vergogna, senza una parola, fuggì/da quella casa insidiosa, da quel marito infame,/e detestando per l’affronto inflittole qualsiasi uomo,/se ne andò a vagare sui monti, per votarsi alla scuola di Diana./Quando mi vidi abbandonato, un fuoco più violento penetrò/nelle mie ossa: imploravo perdono, ammettendo d’aver sbagliato/e che di fronte a tutti quei doni, se mi fossero stati offerti,/anch’io avrei potuto cedere e commettere la stessa colpa./Ammesso questo, ed essendosi ormai vendicata lei dell’offesa,/ritornò e con me trascorse in dolce armonia anni d’amore./E come se donandomi sé stessa non m’avesse dato nulla,/mi regalò un cane, consegnatole dalla sua Diana/con queste parole: “Nella corsa vincerà tutti”./Mi regalò anche un giavellotto che, come vedi, impugno ancora.”[24]

 

[1] Omero Odissea XI 321

[2] Ovidio Metamorfosi VI 77

[3] Pausania, Viaggio in Grecia X 29 2

[4] Apollodoro Biblioteca II 4 7

[5] Apollodoro, Ibid. III 15 1

[6] Igino, Favole, alla voce “donne incestuose”

[7] Igino, Favole. alla voce “Procri”

[8] Igino, Favole, alla voce “I re di Atene”

[9] Robert Graves, I miti greci, ed. Longanesi, 2015, 40,b

[10] Apollodoro, Ibid. III 15 1

[11] Igino, Favole. alla voce “Procri”

[12] Apollodoro Ibid III 15 1

[13] Apollodoro, Ibid. III 15 1

[14] Igino, Favole. alla voce “Procri”

[15] Apollodoro, Ibid. III 15 1

[16] Graves Ibid. 89,e

[17] Greek-and-Roman-Mythology, Pinsent, Hamlyn 1969 pag 105

[18] Igino Favole, alla voce “Procri”

[19] Igino, Favole, alla voce “Procri”

[20] Apollodoro, Ibid. III 15 1

[21] Igino, Favole, alla voce “Procri”

[22] Graves ibid. 89,g

[23] Pausania Ibid I 37 6

[24] Ovidio, Metamorfosi VII 90

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