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Sesto Stadio: miglioramento delle proprie carenze energetiche

Sesto Stadio: miglioramento delle proprie carenze energetiche

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Proprio come avviene per le inclinazioni naturali, ogni Mediatore nella vita scopre anche quali sono le sue lacune energetiche. Queste sono vere e proprie mancanze di conoscenza e di esperienza nel proprio bagaglio animico.

A volte le lacune sono addirittura delle ombre.

Al contrario delle inclinazioni naturali, le lacune, carenze od ombre si riconoscono in ogni Mediatore in quanto in alcuni campi non vi è nessun tipo di talento, propensione e curiosità ma anzi c’è addirittura avversione verso qualcosa.

Ad esempio un Mediatore può non essere attratto dall’arte della musica e anzi, quando si cimenta in essa non trova nessun interesse o propensione e ha difficoltà ad apprenderle.

Questi veri e propri vuoti energetici sono dovuti al fatto che vi è assenza di tali esperienza in tutte quelle accumulate dalle miriadi di energie che compongono l’anima del Mediatore perché magari non ha provato la gioia nel suono e nel canto in una vita precedente come Mediatore, insetto o animale.

Per fare un altro esempio, un Mediatore in sé può avere accumulato tantissime esperienze di vita in forme organizzate e comunitarie ma nessuna come essere solitario. Perciò questo Mediatore ignora l’esperienza della solitudine, anzi, ancora peggio, oltre a non capirne i benefici e le utilità, si allontana da questa esperienza e addirittura può temerla sperimentando addirittura la paura della solitudine.

Tutti i Mediatori però, per essere completi, per terminare cioè il Ciclo di Anima in un determinato pianeta, hanno bisogno di sperimentare ogni condizione e conoscenza affinchè la loro esperienza in quella dimensione sia completa. Altrimenti non si completa il proprio percorso conoscitivo in quel Pianeta.

Perciò nessun’anima può permettersi di lasciare un vuoto conoscitivo.

In tutti i Pianeti solitamente un Mediatore viene aiutato e stimolato ad esplorare le materie o esperienze che non conosce o per cui non ha inclinazioni, viene spinto ad esercitarsi in esse e perciò ad amarle, allo stesso modo in cui un corpo viene rieducato ad allenare una parte non utilizzata o atrofica.

Ritornando dunque agli esempi, il Mediatore perciò troverà degli insegnanti che lo aiuteranno a studiare le Sacre Leggi dei Suoni e della Musica, e imparerà a cimentarsi nel canto o nell’uso di uno strumento, acquisendo finalmente conoscenza e piacere per il suono.

Quanto all’esempio della solitudine, i Mediatori che non hanno mai sviluppato l’esperienza della solitudine, si accorgono che senza la presenza e la collaborazione altrui hanno difficoltà ad organizzarsi, a provare pace e tranquillità e anzi, da soli sviluppano inerzia o addirittura malinconia.

Quando le mancanze emergono – e la vita materiale è fatta in modo che ci troviamo sempre davanti ai nostri limiti – il Messaggero o trova un modo per risolvere da solo la mancanza o gli appare un Maestro di qualsiasi tipo per aiutarlo.

Così l’anima conoscerà stadi graduali di solitudine in modo tale da prendere confidenza con tale prospettiva e riuscire a trovare le risorse esterne ed interne per convivere con essa.

È in questo modo che una carenza energetica viene compensata e in breve qualsiasi vuoto conoscitivo colmato.

Altro discorso quando un Mediatore ha una vera e propria avversione verso un qualsiasi aspetto del Creato. L’avversione è una vera e propria energia contraria e questo significa che il campo psico-fisico di un Messaggero è stato invaso in qualche modo da un’altra energia che ne ha spezzato l’armonia.

Dato che nel Creato tutto è Armonia, tutto è Luce, un Mediatore deve trovare il modo per ripristinare quella disarmonia colmandola di Luce.

Tornando all’esempio di prima della solitudine, può succedere che essa turbi un Mediatore da quando ha fatto esperienza di un incidente o di una catastrofe dove si è trovato ferito, intrappolato, senza nutrimento e in solitudine per lungo tempo, e magari ha sperimentato addirittura la morte in tale condizione.

Quindi questa esperienza ha creato nell’anima del Mediatore una naturale e comprensibile avversione e disarmonia, se non paura, verso la condizione della solitudine. Questa esperienza potrebbe creare problemi nella vita stessa del Messaggero – se sopravvive – o nella sua successiva incarnazione.

Tale ombra, che potrebbe esprimersi col bisogno del Mediatore di non stare mai in solitudine, potrebbe modificarne le esperienze e condizionarne le scelte sino al punto di sviluppare dipendenza verso gli altri esseri pur di non stare in solitudine e questo svilupperebbe ad esempio attaccamento e dipendenza psicofisica, creando altre ombre.

Se un’anima teme una condizione naturale come la solitudine, significa che farò di tutto pur di evitarla anziché viverla con naturalezza, accoglierla ed accettarla ogniqualvolta capiti o ne abbia esigenza.

Quindi un Mediatore non si comporterebbe più in maniera naturale ma si sforzerebbe di rifuggire tale condizione di solitudine, creando ancora più disarmonia.

D’altronde se l’anima stessa si è prefissata e vuole risolvere una mancanza perché ha bisogno di evolversi, creerà sempre le condizioni perché da essa non possa sfuggire.

Qualsiasi anima cerca la Luce e sa che quando c’è un’Ombra significa non la tenebra ma l’assenza di Luce. È per questo che serve cura, amore e pazienza per riportare una mancanza allo stadio neutro e poi alla Luce.

Un’ombra va sempre illuminata e ripulita prima che sviluppi una vera e propria paura.

Questa è uno stadio negativo molto avanzato che in quasi nessun pianeta si sperimenta.

Per questo in ogni civiltà avanzata quando emerge una paura ecco che tutti si prodigano per portarvi guarigione e Luce attraverso la comprensione e la ricerca delle sue cause.

 

 

 

 

 

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