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Dedalo

Dedalo

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Dedalo l’artista totale

Δαιδάλλω – lavoro artisticamente, finemente;

Δαίδαλος/δαιδάλεος- scolpito, fregiato, ornato; statua; intelligente [1]

 

Se pensiamo che le parole legate a Dedalo, i verbi e il suo ricordo di scultore sono già nell’Iliade di Omero (18.590), abbiamo l’idea di quanto possano essere antiche le radici storiche di questo personaggio.

Il suo nome nella storia è sinonimo di artefice, artista e in generale le parole connesse a Dedalo esprimono concetti di una grande arte legata alla scultura di statue (di qualsiasi materiale), all’intarsio, all’architettura e in genere a tutte le abilità inventive legate all’umana intelligenza e quindi al suo lato oscuro, la malizia, uccidere e ingannare chiunque con astuzia.

Dedalo è un personaggio che racchiude così tanti significati e così tante storie che da solo racconta vicende fondamentali per l’intera storia dell’umanità. Vediamole.

NASCITA E GENEALOGIA DI DEDALO:

Dedalo apparteneva alla famiglia reale di Atene legata al culto del Serpente, amica della dea Atena e spesso nemica di Poseidone.

Dedalo infatti era discendente di Erittonio (un essere metà uomo e metà serpente allevato da Atena, che comunicava i desideri della dea, cioè faceva oracoli e a cui si offrivano sacrifici cruenti), di Eretteo [discendente di Erittonio (Om. Il. 2, 547) che uccise il figlio di Poseidone Eumolpo, perchè aveva aiutato Eleusi contro Atene. Eretteo fu ucciso da una folgore di Zeus per richiesta di Poseidone] e di Cecrope [figlio di Eretteo (Apollod. Bibl. 3, 15, 8 ss.) che costruì la rocca detta Cecropia, divise gli abitanti in 12 tribù, e costruì l’antico tempio di Atena nell’acropoli, nel quale erano custoditi la statua della dea caduta dal cielo, l’ulivo fatto germogliare da lei e la fonte di acqua fatta scaturire da Poseidone. Anche Cècrope per alcuni era raffigurato con la parte superiore del corpo umana e quella inferiore di serpente (Apollod. Bibl. 3, 14, 1 ss.). Infatti per Kretschmer (“Glotta” 4, 1913, p. 309) Κέκροψ = “provvisto di coda”, da κέρκος, “coda”.]. Il simbolo di tutti i discendenti di Eretteo era dunque il serpente sacro, che appunto, veneravano nell’Eretteo.

VITA E IMPRESE DI DEDALO:

Ad Atene Dedalo era conosciuto come un grande inventore, scultore e fabbro, quest’ultima arte appresa nientemeno che dalla dea Atena.

L’abilità di Dedalo scultore arriva sino ad oggi visto che in storia dell’arte si parla addirittura di scultura dedalica per descrivere un passaggio fondamentale nell’arte greca: cioè quando nel VII secolo a. C. si cominciano a scolpire a Creta statue di grandi dimensioni in calcare e marmo (spesso in legno),  che rappresentavano figure monumentali (vedi qui a fianco la Kore di Nikandre [2] del 750 a.C.) con atteggiamenti così naturali da essere detti anche “vitali” perché simulano un movimento (ad es. un passo) – e molto simili alle statue egizie. Infatti si pensa che questa “nuova arte” sia derivata dagli scambi commerciali con l’oriente (soprattutto Egitto).

In onore a Dedalo famoso per questo da Atene a Creta e in tutto il Mediterraneo, questo tipo di scultura

l’hanno chiamata “dedalica” per distinguerla dalla tradizione precedente dove invece c’erano principalmente

mantiklos apollo

delle piccole-medie figure legate agli ex voto (come qui a fianco il Mantiklos di Apollo, Boston) [3] che potevano essere in bronzo ma anche in argilla, pietra e avorio, come i bronzetti sardi, quasi sempre figure di divinità, guerrieri, sacerdoti o di offerenti, cioè di persone che offrono qualcosa ad una divinità.

Insomma prima di Dedalo la statuistica era legata solo a piccole figure con una rappresentazione non realistica del corpo, quindi molto geometriche.

Detto questo, Dedalo ad Atene ebbe tra i suoi allievi il figlio di sua sorella Perdice, detto Talo (Hellan. Fr. 169 Fowler = Schol. Eur. Or. 1648) o Kalo (Apollod. Bibl. 3, 15,9); secondo alcune fonti si sarebbe chiamato anche lui Perdice (che significa pernice).

Pare che Talo fosse un vero e proprio talento, forse anche più dello zio, tanto che si dice inventò la sega (Apollod. Bibl. ibidem, Pausan. 1, 21 4; 26 4), il compasso (Ovid. Metam. 8, 247-249) e pure la ruota da vasaio (Diod. Sic. Bibl. 4, 76, 4-7) ispirandosi a una spina di pesce o a una mandibola di serpente. Talo era così talentuoso che Dedalo – secondo un frammento di Sofocle (Fr. 323 P.) – se ne ingelosì e lo uccise lanciandolo dalla rocca di Atene detta Cecropia (quella dei suoi avi) anche se pare che Atena salvò Talo trasformandolo in pernice (Ovid. Metam. 8, 250-259) – come a volte è chiamato cioè Perdice.

Dedalo fu perciò esiliato o fuggì lui stesso da Atene, questo non è chiaro, ma si sa bene che andò infine a Cnosso, Creta, dal Re Minosse.

pianta di cnosso

A Cnosso Dedalo, grazie alle sue doti e al suo ingegno, deliziava la corte reale con opere stupefacenti, come ad esempio intagliando il legno e creando le sue famose statue animate. Con questa arte creò, per Pasifae – la moglie di Minosse – una vacca di legno. Questa vacca serviva per ingannare il Toro bianco donato da Poseidone a Minosse (in realtà il dio avrebbe donato il toro per sacrificarlo ma Minosse non lo fa), perché Pasifae se n’era innamorata a tal punto che voleva farsi montare appunto dal toro. Perciò quando il toro vide la vacca di legno, la montò e dentro c’era Pasifae pronta ad accoglierne il membro.

Da questo accoppiamento nacque il Minotauro detto anche Asterione (Apollod. Bibl. 3, 11, 1).

Per nascondere questo “mostro” e la vergogna che gli suscitava la situazione, Minosse consultò un oracolo che gli disse di incaricare Dedalo per costruire un nascondiglio.

Fu così che Dedalo costruì il famoso Labirinto (Apollod. Bibl. 3, 15, 8 ss.) dove pare che ogni 9 anni venissero offerti 14 ragazzi ateniesi (7 maschi e 7 femmine) in pasto al Minotauro per punizione al re Egeo che fece morire con l’inganno un figlio di Minosse, Androgeo, visto che vinceva ogni gara – fu così invitato a combattere l’invincibile Toro di Maratona e morì (Apollod. Bibl. 3, 15, 7).

Quando Minosse scoprì che Dedalo fu causa della nascita del Minotauro, si infuriò con lui.

A quel punto Minosse rinchiuse Dedalo e il figlio Icaro nel Labirinto e poterono uscirne solo grazie all’aiuto di Pasifae, la moglie di Minosse.

Dedalo non potendo fuggire da Creta in barca perché Minosse aveva una flotta formidabile, inventò le famose ali con cui volò via con Icaro, sembrando a tutti degli dei. Per altri invece Dedalo inventò addirittura le vele.

Dedalo nella fuga toccò Napoli (Cuma), la Sicilia (Camico) – dove presso la corte di Cocalo, Re di Camico, (Apollod. Epit. 1, 15) continuò a costruire marchingegni grazie a cui poi uccise Minosse mentre faceva il bagno, con l’inganno.

Infine pare che Dedalo arrivò in Sardegna dove raggiunse Iolao (amico di Ercole), che guidava un gruppo di ateniesi e di Tespi – figli di Tespio, parente di Dedalo visto che discendeva anche lui da Eretteo – abitanti del demo ateniese di Icario, eroe greco nonché primo umano cui Dioniso insegnò come fare il vino.

Pianta di cnosso

Opere di Dedalo:

1.      Architetto:

  •         Labirinto: a Cnosso, Creta, costruì per il re Minosse il famoso labirinto anche se per alcuni il labirinto era semplicemente una leggenda dovuta alla complicata planimetria dei palazzi di Creta; per altri era un mosaico

    Tempio Apollo, Cuma
  •          Tempio di Apollo: costruì a Cuma, vicino a Napoli, un tempio ad Apollo col tetto d’oro.
  •          Nuraghi: per Diodoro Siculo Dedalo inventò i Nuraghi (Libro IV cap. XIV)

2.      Inventore:

  •          La sega: Dedalo rivendicava di avere inventato la sega al posto di Talo
  •          Ali: costruì delle ali di piume e cera con cui poté volare via da Creta insieme al figlio Icaro.
  •          Vele: Per altri invece fuggì da Creta con una barca ed inventò le vele.
nuraghe

3.      Scultore:

  •          Ercole: scolpì a Pisa, una statua di Ercole così verosimile che quando Ercole la vide la scambiò per un nemico e la distrusse

4.      Falegname:

  • Vacca di legno: costruì una vacca di legno così perfetta che il Toro bianco di Poseidone la prese per vera e inseminò la moglie di Minosse che stava dentro di essa.
  • Statue e bambole di legno: A Cnosso come a Camico, in Sicilia, alla corte di Cocalo creava numerose bambole di legno

5.      Fabbro:

  • Spada: La spada magica di Peleo padre di Achille

 

[1] Dizionario Greco Lorenzo Rocci; “Il tema nominale δαίδαλος appartiene alla famiglia del verbo δαιδάλλω, “foggiare, lavorare con arte”; presenta un raddoppiamento con dissimilazione di δαλ- in δαι-, quindi la radice indoeuropea da cui deriva potrebbe essere *del-, che si ritrova nel greco δηλέομαι, nel latino dolo, “tagliare, lavorare la legna” (Ernout-Meillet, DELL, s. v.; Chantraine, DELG, s. v. δαιδάλλω).”
[2] è un omaggio ad Artemide (sorella di Apollo), nel santuario a lei dedicato a Delo; Kore di Nikandre (Delo), 650 a.C., marmo di Nasso, h 180 cm; Aryballos protocorinzio (Tebe), metà del VII secolo a.C., h 7.2 cm; Dama di Auxerre (Creta), terzo quarto del VII secolo a.C., calcare, h 75 cm.; Il piccolo kouros del Museo archeologico di Delfi, di provenienza cretese;
[3] il mantiklos di Apollo

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