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9 – Baruch e la Pulsa de Nura parte II

9 – Baruch e la Pulsa de Nura parte II

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PARTE II

 

Tra il 16 e il 30 Agosto 2005 l’esercito israeliano evacua più di 8500 coloni e l’11 Settembre 2005 lascerà Gaza, ponendo fine ad una presenza durata 38 anni.

Striscia di Gaza. Agosto 2005.

Baruch è sempre lì a parlare in piscina con aria da duro.

Io non smetto mai di guardarlo, seguendolo nella selva dei corpi esuberanti degli altri soldati.

Baruch concede un rispettoso silenzio ad un giovane con lo sguardo schivo, molto alto, esile, il viso oblungo.

Quando lui parla tutti intorno tacciono, una corona di rispetto nel mezzo delle risate e schermaglie di giovani corpi che si tuffano e prendono il sole in piscina.

Baruch silente ascolta quel racconto cadenzato.

Lo ascolto anche io, e anche se non capisco, riesco a percepirne il ritmo, come una litania, con un suo incedere denso di vita e di morte, come sangue vivo su una camicia bianca ad un matrimonio.

Tutti ascoltano. E vedo i loro animi sporcarsi in quel momento di festa.

I loro sorrisi, i loro corpi estivi in questa festa improvvisata paiono macchiarsi d’ombre mentre gli altri continuano a saltare nell’azzurro della piscina fino a schizzare il cielo.

Il disimpegno da Gaza fu accolto come un successo da gran parte della popolazione israeliana ma accese diverse proteste e diatribe all’interno del partito politico di Sharon, il Likud, che poi si divise.

Sharon non riuscendo più ad avere libertà di manovra nel Likud, si dimise per formare un nuovo partito: Kadima. Kadima significa avanti. E’ il 21 Novembre 2005.

Kadima. Avanti.

Mentre quel ragazzo parla senza che io capisca, Baruch prende il suo mitra e lo rimira. Ha uno strano mirino. Credo che sia un mirino laser.

Nessuno è felice di ciò che dice quel ragazzo e io non ho pace senza sapere quello che sta dicendo.

Devo sapere cosa fa sanguinare la loro anima in un giorno di festa.

Kadima. Avanti.

In seguito alla fondazione del Kadima, Sharon delineò i punti programmatici del nuovo partito: seguire passo per passo la “Road Map”, il piano stilato dagli Stati Uniti perchè avvenisse la pace coi palestinesi. Significa una stabilizzazione della Palestina attraverso una sorta di Piano Marshall per il nuovo stato Palestinese. Da qui la normalizzazione dei rapporti tra Israele e stati arabi mediorientali.

Il problema della Road Map è sempre stato il destino di Gerusalemme.

Kadima. Avanti.

È sera. Noi volontari stiamo comprando al market del kibbutz le birre Goldstar per una festa.

Baruch mi passa davanti. Ha la faccia livida. Lo invitiamo. Non ha voglia di festeggiare. Ma viene lo stesso.

È turbato.

La sera finalmente gli chiedo del suo tormento – fare domande è uno sporco lavoro che in Israele non ha più voglia di fare nessuno. Tutti fanno finta di vivere spensierati.

«Cosa diceva quel ragazzo oggi in piscina?» – chiedo finalmente.

«Oh nulla» – mi risponde Baruch sorridendo schivo.

È una porta aperta. Entro.

«Si stava lamentando di qualcosa?»

«No, diceva che gli è andata bene perchè oggi al confine con l’Egitto hanno ammazzato uno dei nostri e domani saranno lì di pattuglia.»

«Perchè gli è andata bene, scusa?!» – lo incalzo spiazzato.

«Ah! – si è ricordato che non conosco uno dei principali corollari della guerra – perchè se oggi ammazzano uno dei nostri significa che domani non morirà nessuno! Come per gli incidenti aerei…è statistica!»

Ride forte. Non mi basta però. I racconti del ragazzo erano più lunghi.

«Ce l’aveva con qualcuno?»

«Era incazzato – riprende Baruch – perchè gli hanno ucciso i suoi due migliori amici…Solite cose. Poi parlava di un pattugliamento in casa di arabi sospettati di aver trasportato armi con le ambulanze della croce rossa.»

Lo guardo rapito perchè continui.

«Sono entrati in casa e non hanno trovato nulla. Li hanno massacrati di botte davanti a mogli e figli, non volevano parlare, erano tosti. Poi ad un certo punto hanno trovato una bandiera di Hamas e li hanno pestati ancora di più».

Macchie di scoramento mi contagiano. Vite, giovani vite, arabi o israeliani macchiate d’odio, di rancore.

Per sempre.

Kadima. Avanti.

A metà Dicembre del 2005 Sharon fu portato per due giorni in ospedale per un infarto, ma non c’era nessun danno cerebrale.

Il 4 Gennaio 2006 Sharon fu riportato d’urgenza in ospedale in seguito ad un nuovo e ben più pesante infarto con una forte emorragia cerebrale. Da allora entrò in stato di coma vegetativo dichiarato irreversibile.

L’attivista estremista di destra Baruch Ben-Yosef, uno dei partecipanti alla Pulsa De Nura, la sera del 4 Gennaio 2006 era insieme ad altri attivisti nell’insediamento di Kfar Tapuah, per onorare Binyamin Kahane (figlio di Meir Kahane, il rabbino estremista ultranazionalista assassinato il 5 Novembre 1990) ucciso con la moglie dai terroristi filopalestinesi esattamente 5 anni prima. Quella sera festeggiarono per il secondo infarto di Sharon.

Kadima. Avanti.

Baruch sta sanguinando davanti a me ma nessuno lo soccorre. Perché nessuno vede il suo sangue mentre con la birra in mano, finge di divertirsi anche lui.

«Poi hanno raccontato che l’altra notte al confine, sono arrivati dei pezzi di merda col mortaio e loro erano già pronti coi visori all’infrarosso – lo sapevano. Allora mentre allestivano il mortaio, hanno chiamato uno col fucile di precisione e…Bum! Bum! Bum! – fa lui mimando il fucile e strizzando l’occhio –  Con l’infrarosso si vedeva il cervello saltare e schizzare!» – ride bevendo ancora un sorso.

«Bum! – esclama serio guardandomi senza sorridere – Ora gli diamo la Palestina e poi li dobbiamo mantenere noi. Da soli non sanno fare un cazzo. Se gli dai la Palestina allora chiedono anche il Sinai, vogliono sempre di più. Poi ci chiederanno anche le alture del Golan. Fra un po’ ci chiedono di suicidarci e noi, con questi governi, lo faremo pure…» – conclude irrisolto.

Qui non ci guadagna mai nessuno, perché qui uno più uno fa sempre zero.

Baruch beve come se la birra fosse sgasata e calda. Come se la vita non avesse più sapore.

«Voi non sapete cosa significhi questo paese per noi. Le risoluzioni dell’Onu voi finocchi europei potete ficcarvele nel culo. Noi abbiamo solo questo paese: chi ci protegge altrimenti? L’Europa? Gli Arabi?»

Mi guarda. Ha un sorriso beffardo.

Il suo animo è imbrattato di sangue stratificato, di morti che non sono mai morti, visto che sono intorno a lui. A noi.

Non vedo più giovani qui intorno.

Non vedo più giovani adesso intorno a me.

Vedo solo anime morte che sussurrano parole di vendetta ai giovani vivi.

Kadima. Avanti.

Giovedì 5 Gennaio Ben-Yosef e gli altri attivisti dichiarano che non è una coincidenza se l’infarto di Sharon è accaduto lo stesso giorno dell’assassinio dei Kahane.

«La nostra Pulsa De Nura ha colpito. Nulla poteva ucciderlo e Sharon ha dichiarato che i suoi avi superavano i 100 anni ma noi lo abbiamo colpito. – ha detto – C’è un Giudice in questo mondo: Yitzhak Rabin fu ucciso (4 Novembre 1995 ndr) il giorno del quinto anniversario dell’assassinio di Meir Kahane e Sharon è caduto d’infarto nell’anniversario di Binyamin Kahane»

 

Kadima. Avanti.

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