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8 – Baruch e la Pulsa de Nura: parte I

8 – Baruch e la Pulsa de Nura: parte I

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Il Piano di disimpegno unilaterale da Gaza prevede la rimozione di tutti gli abitanti israeliani dalla Striscia di Gaza e da altri insediamenti in Cisgiordania.

È un piano coraggioso, forte, chiaro, pulito. Sorprendente.

Il disimpegno comincia nell’Agosto 2005.

Il mondo non crede al disimpegno ma Israele si mobilita e i militari cominciano ad applicarlo suscitando le ire degli ortodossi.

Confine con la Striscia di Gaza. Agosto 2005.

Baruch a grandi falcate marcia verso la piscina del Kibbutz.

È a petto nudo. L’aria scivola defluendo lungo i pettorali, lungo gli addominali.

Baruch cammina fiero perché è casa sua.

La piscina sembra una zattera blu che galleggia nel deserto.

La piscina è piena di giovani soldati che si ristorano.

La piscina è piena di figa. Baruch lo sa.

Baruch è un soldato. Ed è a casa sua.

Spalanca il cancello come entrasse nel saloon.

Il disimpegno da Gaza sulla carta è un’operazione che avrebbe firmato qualsiasi leader di sinistra o qualsiasi pacifista come primo passo per la nascita della Palestina e dunque per un futuro di pace.

Il piano è però proposto dal Primo Ministro israeliano Ariel Sharon, un ex generale dell’esercito che per l’opinione pubblica occidentale è un sanguinario di destra visto che è coinvolto nei massacri di Sabra e Chatila. Nell’ambiente militare è considerato uno di quelli che non si tirano indietro, che stanno sul fronte coi soldati non negli uffici.

I Paesi arabi sono increduli che il disimpegno di cui tutti parlano lo stia eseguendo realmente lui. Ora.

Nulla è più orizzontale dell’esercito israeliano.

Giovani. Adulti. Ricchi. Poveri. Belli. Brutti. Uomini. Donne. Laureati. Ignoranti. Bianchi. Neri.

Si odiano? Si amano? Si evitano? Scopano? Si ignorano? Non lo so. So solo che ora sono tutti insieme. Raramente in vita mia ho visto persone così eterogenee tutte insieme nello stesso posto se non nell’esercito israeliano e nella scuola pubblica italiana.

Baruch entra e va dritto verso un nugolo di ragazzi in costume. Non si vedono gradi né stellette ma si capisce che in quel punto ci sono quelli che hanno più carisma.

Baruch comincia a parlare con loro.

La voce si accende, cresce, ride.

Baruch ha origini olandesi.

Il padre è un alto consulente dei papaveri progressisti in Olanda.

Baruch, convinto che questo Kibbutz appartenga all’elite intellettuale, ti guarda sempre con la stessa faccia di sfida: nessuno me l’ha mai messa nel culo.

Lo sento gridare e ridere con militari sconosciuti.

Non so di cosa stia parlando ma è come se ripetesse le stesse cose che dice sempre:

«Voi europei siete una massa di finocchi gentili con tutti, ma falsi. Avete sempre da dire a noi israeliani di volerci bene e fare la pace con gli arabi ma non appena avete un arabo vicino scappate. Voi parlate e basta ma non sapete un cazzo di nulla.»

Il fatto che io gli facessi molte domande lo stimolava. Mi doveva sempre dimostrare che era un maschio e che era un soldato.

A me invece piaceva quello che lo rimestava dentro.

«Io da soldato ero ai checkpoint di Gaza e la prima cosa che dovevo fare era staccare la spina del mio cervello. Vorrei vedere voi finocchi europei a guardare negli occhi un padre di famiglia e dirgli:

“Tu oggi non passi, tu non lavori” dopo che si è fatto tre ore di fila al checkpoint.»

Lui non sapeva che a me interessava quel suo lato più fragile, più umano.

«La cosa peggiore sono gli occhi delle donne arabe quando sono costrette a spogliarsi. Non sai quante volte ho dovuto staccare la spina per non stare male. Voi non sapete un cazzo ma avete sempre da dire contro noi israeliani.»

Sharon ha imposto come scadenza la data del 15 Agosto 2005 perché gli israeliani lasciassero volontariamente le case nelle zone prefissate. Per Sharon questo progetto è fondamentale per porre fine al conflitto con i palestinesi, per migliorare la sicurezza interna e avere appoggio internazionale dato che nessuno al mondo li aiuta veramente nei negoziati politici.

Nessuno ha mai osato tanto. Solo Yitzhak Rabin. Che infatti è stato ucciso. Tutti stanno a guardare.

«Vedi – insiste Baruch davanti ad una birra Goldstar – la guerra è bastarda ma quella con gli arabi palestinesi è ancora più bastarda»

«Perché?» – gli chiedo.

«Perché tutti gli arabi schifano i palestinesi, li trattano come voi finocchi europei trattate gli zingari. Si vergognano di loro ma pretendono che noi li trattiamo come signori…hai capito perché è così bastarda questa guerra?»

Baruch crede in una rivoluzione futura che prenderà piede da un movimento sul web.

«Solo lì possiamo tirare fuori le vere informazioni e non la sporca propaganda capitalista» – sussulta con gli occhi a fessura per la stanchezza e la birra.

Baruch si professa comunista anche in assenza di figa.

Nel Luglio 2005 i media israeliani riportano che Yossef Dayan, un rabbino israeliano, estremista di destra, avrebbe recitato la Pulsa De Nura contro Sharon nel vecchio cimitero di Rosh Pinna.

La Pulsa De Nura o “frusta di fuoco” è una maledizione cabalistica.

L’ultima volta era stata fatta contro Yitzhak Rabin. Dieci anni fa. Al che Rabin è morto assassinato.

Sono fatti di costume. Non se ne parla mai.

Gruppi di ortodossi ripudiano l’esistenza dello stato di Israele perché assorbe l’attenzione, l’amore e la cura quotidiane degli ebrei che invece dovrebbero darle a Dio.

Sono fatti di costume. Non se ne parla mai.

Gruppi di ebrei ortodossi ringraziano Dio per l’esistenza dello stato di Israele perché il Leviatano statale possa difendere gli ebrei dalle ricorrenti follie umane.

Sono fatti di costume. Non se ne parla mai.

Gruppi di ebrei ortodossi pregano per alleviare la sofferenza di tutti gli uomini, e vegliano perché arrivi un nuovo Messia che unisca tutti gli uomini in pace: ebreicristianiarabi insieme.

Sono fatti di costume. Non se ne parla mai.

Infine alcuni gruppi di ebrei laici che, anche se fanno i militari, vogliono coesistere in pace con i palestinesi, manifestano in favore del disimpegno da Gaza, auspicano la creazione di due stati. Sfidano ogni pregiudizio, lo fanno ogni giorno.

Sono fatti di costume. Non se ne deve parlare. Mai.

 

 

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