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6 – Io non sono l’America

6 – Io non sono l’America

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In Africa però, per quanto io mi sentissi uno di loro, rappresentavo comunque un immaginario stereotipato di bianco ricco.

Mi guardavano come fossi l’America, ma io non ero l’America.

E allora cos’era l’America?

Io lo sapevo, perché mi ricordavo sempre il racconto del nonno di un mio amico, quando alla fine della Seconda Guerra Mondiale era un giovanissimo soldato italiano e gli americani avevano appena liberato la Sardegna.

I soldati italiani erano di supporto agli americani per aiutarli a prendere il controllo dei posti strategici. Nemmeno avevano cominciato che non avevano neppure la benzina per la macchina, perciò chiesero agli americani il carburante.

Quando quei giovani americani, sorridenti e cordiali, gli chiesero di dargli il quantitativo richiesto, loro spararono alto sperando di ottenere qualcosina in più.

La cosa incredibile fu che gli americani gli diedero senza batter ciglio non solo decine e decine di litri in più oltre a quelli richiesti, ma aggiunsero anche quantitativi industriali di cioccolato e sigarette, beni forse anche più preziosi del carburante.

Nessuno aveva mai visto niente di simile: una quantità abnorme di latte e miele a persone abituate alla povertà e al digiuno. Era appena arrivata l’America. Quella vera.

Quella che nella mia terra fece arrivare il Piano Marshall, quella che da un giorno all’altro cambiò radicalmente le abitudini di tutti, debellando la malaria e i parassiti che infestavano i corpi, i letti, le case.

Ecco cosa significa l’America e io mi ricordavo di questo racconto perchè in Africa mi trattavano dando sempre per scontato che io fossi ricchissimo creando molti malintesi. Ad esempio, i primi giorni in cui arrivai facemmo delle riunioni progettuali con degli imprenditori locali e con chiunque avesse delle idee di sviluppo e di impresa che potessero essere finanziate.

Mi trovai di fronte ad imprenditori geniali e disperati – perchè nessuno li finanziava e nessuno li capiva – frammisti a persone abituate all’assistenzialismo più puro. Basti pensare che uno di loro mi diede con grande tranquillità un foglio con su scritto il modello di automobile che lui e i suoi amici desideravano.

Non potevano minimamente immaginare che la mia fosse una condizione di volontario non stipendiato, nè che il progetto non avesse ancora fondi.

Un’altra volta, di mattina presto, qualcuno ha cominciato a bussare alla mia porta. Saranno state le cinque del mattino.

Ero ancora stanco ed assonnato ma infine andai ad aprire: un uomo voleva i soldi per riparare la sua macchina.

Ecco.

Io in Africa sapevo che nè io, nè la Sardegna, nè l’Italia, nè l’Europa erano l’America.

Io ero un colonizzato come loro.

E nemmeno l’America era più l’America.

 

 

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