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4 – Israele ha scelto

4 – Israele ha scelto

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Sono venuto in Israele per lavorare in un Kibbutz, l’unica entità di stampo socialista che sia sopravvissuta funzionando bene, all’occidente capitalista e al comunismo collettivista.

Andare a lavorare come volontario nei Kibbutz è l’esperienza che ogni ebreo nel mondo vorrebbe fare per aiutare la patria e che i Goyim (i non ebrei) facevano negli anni ’70-’80 per vivere nelle famose “comuni” o, come oggi, per farsi delle vacanze pagate o per imparare le avanzatissime tecniche agricole israeliane.

Sono davanti al Kibbutz Program Center (KPC), il centro smistamento dei volontari, in una palazzina di Tel Aviv. Salendo le scale mi vengono le immagini di Ben Gurion che lavorava la terra per riposarsi dal logorìo della politica.

In questo ufficio mi chiederanno in che Kibbutz voglio andare.

Io so solo che voglio lavorare in agricoltura e che in Israele voglio accettare il destino che questo luogo mi riserva.

«Dove vuoi andare?» – mi chiede la giovane accogliente segretaria del KPC.

«Voglio lavorare in agricoltura» – rispondo.

«Allora scegli fra uno di questi kibbutz» – mi dice mostrandomi una piccola lista.

«Faccia lei» – rispondo con un sorriso.

«Allora io ti consiglio questo, sono un bel gruppo, ci sono molti giovani…»

«Per me va bene – rispondo senza guardare – va bene quello.»

«Bene!» – mi risponde soddisfatta per avere già concluso la pratica.

«Me lo può indicare sulla mappa?» – le chiedo curioso del mio destino.

La mano della ragazza ruota la mappa d’Israele verso di me, sorvola il ricco nord colorato di verde, continua a scendere sotto Tel Aviv, sotto Gerusalemme, va verso il deserto del Negev, poi vira verso la costa, punta la striscia di Gaza e non si ferma più fino al confine.

«Ecco qui, questo è il Kibbutz» – mi indica sorridente spiegandomi come ci si arriva.

Io non la sto più ascoltando.

Oh, merda – mi dico – è al confine con la striscia di Gaza.

Perché devo andare proprio dove ci saranno i casini del “disengagement” di Sharon da Gaza. Dovrei piegare il destino e chiedere di andare più a Nord lontano da una guerra non mia?

Israele però ha parlato.

In questa terra di coincidenze, di guerre, di profeti, di religioni, davanti al Destino non posso oppormi.

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