Siamo qui per scegliere
 
15 – L’Africa in Europa parte II

15 – L’Africa in Europa parte II

Hits: 44

L’Europa in Africa.

Ora però vorrei raccontare il punto di vista di un africano in Europa.

Un giorno quest’uomo di cui parlerò, uomo risoluto, rispettato nel suo villaggio, carismatico, mi fece un racconto con un magnetismo degno del miglior Gassman della sua esperienza in Italia:

«Ero in Emilia Romagna per fare il manovale. Erano gli anni ’80. Ero in un autobus. Quel giorno, davanti a tutti, una bambina piccola si staccò dalla madre e venne verso di me.

Venne da me e prese a sfregare il dito della sua mano sul dorso della mia. Lo stava sfregando con vigore.»

Nella sua grande capanna dove riceve gli ospiti, nella penombra senza luce fa una lunga pausa guardandomi dritto negli occhi:

«Sai perché lo stava sfregando? Perché stava cercando di pulirmi. Stava cercando di pulire la mia mano nera.»

Il suo sguardo è quello di chi ha visto il dolore ma ora non è più.

«Tutti nell’autobus erano come congelati. Tutti guardavano me e quella bambina. Mi ricordo ancora lo sguardo della madre: era completamente rossa. Io sapevo che era la mia ennesima umiliazione in Italia e non ne potevo più. Stavo per scoppiare.»

È un uomo alto, imponente, quasi gigantesco e mi incute in un certo senso timore. E continua:

«Fu allora che la bambina smise di sfregare per pulire il colore della mia pelle. A quel punto alzò il dito, se lo porse agli occhi e si stupì che il suo dito era rimasto pulito. Si stupì che la mia mano era rimasta nera. Il suo stupore mi stravolse. Fu la prima volta in cui non mi arrabbiai per il vostro razzismo. Anzi, per la prima volta invece compresi. Compresi tutto. Compresi che eravate solo ignoranti e che nella vostra ignoranza eravate innocenti. Grazie a quella bambina vi perdonai tutti e tutto il razzismo che avevo subìto fino a quel giorno in Italia.»

Ecco chi siamo. Possiamo vedere solo specchiandoci.

È per questo che auguro a chiunque di ricevere uno specchio in cui è riflesso un viso africano, iracheno, israeliano, palestinese, afghano, siriano.

Guardiamo lo specchio e diciamo.

Diciamo a noi stessi:

“Sì, di te non me ne frega un cazzo.

Se muori tu in effetti non mi cambia nulla.

Tanto tu sei ignorante, brutto, rozzo, sporco, povero, fanatico, aggressivo, guerrafondaio, pigro e invidioso di noi.

Vuoi solo rubarmi le mie ricchezze, i miei beni, la mia donna e mia figlia e che con le armi che abbiamo noi ci uccideresti tutti. È per questo che ti tratto diversamente.

Perché sei diverso. Diverso da me. L’importante è che ora quello che succede da voi non succeda da noi e che ve ne stiate a casa vostra.”

Ecco sì.

Proviamo a vedere che effetto fa.

Dobbiamo essere tutti più sinceri tanto lo specchio è lontano.

Magari se siamo sinceri comincia a cambiare qualcosa.

Magari riusciamo a vedere pure noi stessi in quello specchio.

Non si sa mai che un giorno ci accetteremo per quello che siamo: uomini, donne, ugualmente sofferenti.

Non si sa mai che cominciamo a capirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.