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13 – Israele, Italia

13 – Israele, Italia

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«Tu vuoi andare in un paese dove ti trattano in questo modo?» – mi avevano detto due poliziotti dell’aeroporto di Roma.

Me lo avevano detto dopo la pesante perquisizione e interrogatorio che avevo subito (di cui parlerò) per andare in Israele.

Così era ricominciato il mio riavvicinamento in Italia dopo averla a lungo disprezzata.

Dunque è attraverso Israele che sono tornato.

Perchè in Israele, negli israeliani ho rivisto gli italiani di un tempo.

Gli israeliani sono allo stesso tempo ruspanti e sofisticati, entusiasti e invadenti, affettuosi e soffocanti, intellettuali e caciaroni – cioè tutto quello che sono e sono stati gli italiani.

L’Italia però ha la fortuna, quasi miracolosa, di essere un paese pieno di ricchezze naturali e spirituali senza avere conflitti interni del calibro di quello palestinese o senza la sensazione di essere sempre sotto attacco di qualcuno.

In Israele si vive sotto un cielo di speranze ed entusiasmo sotto la cappa di un grande Ma.

Siamo economicamente floridi ma…

Siamo un paese sviluppato ma…

Abbiamo tutto ma…

La mia vita è felice ma…

Vorrei partire all’estero ma…

Il grande Ma deriva dal fatto che qualsiasi felicità tu possa raggiungere c’è sempre qualcuno che può reclamarti indietro la tua vita quotidiana, la tua vita, la tua patria come fosse un reso su Amazon.

C’è sempre la possibilità che qualcuno ti accusi di avere rubato le terre, l’acqua, di avere preso Gerusalemme e persino di avere ucciso Cristo. Perciò in Israele non puoi dirti tranquillo, felice o sereno, no, perchè subito pensi a chi vorrebbe che tu non lo fossi e hai conferma nella storia, storia millenaria.

Ecco, in un clima così come riuscireste a vivere?

Eppure, proprio per questo gli israeliani tendono paradossalmente a godersi la vita, a fare il massimo che possono, a trasformare il deserto in giardino per dimostrare che col lavoro si sono meritati tutto affinchè nessuno possa contestargli nulla.

Gli israeliani controbattono dando e godendosi il massimo che possono ogni giorno come se fosse l’ultimo.

Invece in Italia, al contrario, abbiamo un mosaico di paradisi messi insieme e non ce li godiamo mai, non li miglioriamo mai come fossero una terra di nessuno perchè appena provi a migliorarla tutti ti lanciano le pietre e ti ostacolano.

Viviamo tutti nella lamentela continua e quasi ci sentiamo in colpa a sognare.

Invece Israele mi ha insegnato a sognare e che con la volontà si può fare tutto, anche trasformare il deserto in un giardino e ottenere l’acqua potabile dal mare.

Israele sogna ma gli incubi di questo pianeta sono lì pronti a saltargli addosso ad ogni passo falso.

Ecco perchè ad un certo punto, anche se volevo rimanere, ho deciso di andarmene.

Quegli incubi non ti fanno respirare.

Sarà un dovere dell’intera umanità dissiparli. Perchè abbiamo partecipato tutti a crearli.

 

 

 

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