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12 – Il ballo del Clang! Clang!

12 – Il ballo del Clang! Clang!

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Il mio primo giorno in Africa mi sono trovato dunque catapultato ad una festa per l’inaugurazione di una grande scuola con fondi venuti dal Canada.

Era venuta gente da ogni dove per vedere la scuola pronta, ma soprattutto per poter vedere ministri, capi religiosi e tribali.

La gente accorreva a piedi, a cavallo o con carri, asini e macchine. Uno spettacolo sfavillante.

Una cerimonia di preghiere, canti e balli infiniti.

Dopo il pranzo, giro intorno alla scuola circondato dai ragazzini di quella remotissima area rurale che mi guizzano intorno con lo stesso caos ordinato della barriera corallina.

Che pesce sei? Da dove vieni?- mi chiedono con gli occhi.

Mentre ci studiamo vengo acchiappato da un grosso pesce dell’entourage del vescovo. È entusiasta, in fibrillazione.

Mi trascina in una sorta di tribuna d’onore per ascoltare i discorsi di politici, prelati e capi tribali.

Sono costretto a sedermi e ascoltare parole in sesotho, la lingua locale. Per ore.

Gli africani sono dei grandi oratori. È un po’ come anni fa, quando in Italia i politici si allenavano parlando nelle piazze.

Così in Africa: i grandi oratori si formano alle frequenti riunioni di villaggio dove ognuno si può alzare e parlare.

Dopo una, due, tre ore di discorsi in sesotho, seppure interrotti dai balli tradizionali, la mia soglia dell’attenzione entra in stand-by.

Guardo solo facce, vestiti, gesti.

Entrano dei bambini a ballare.

Hanno delle gonnelline fatte coi tappi di latta delle bottiglie e con dei saltelli li fanno scrosciare ritmicamente.

I bambini ballano.

I bambini cantano.

Dicono qualcosa che emoziona tutti.

Io non capisco cosa.

Sento le autorità borbottare.

Vedo alcuni ridere imbarazzati.

Alcuni mi guardano complici.

Molti rimangono forzatamente impassibili.

La signora che ho a fianco, dalle ricche vesti, si gira verso di me.

I bambini cantano.

I bambini ballano.

La signora che ho a fianco mi tocca col gomito, scuote la testa e dice qualcosa.

I bambini cantano.

I bambini ballano.

La ricca signora mi parla.

«Dicono così ma non è vero!» – continua la signora gigantesca, con la parrucca e un abito tradizionale sgargiante.

«Sicuramente i maestri gli hanno detto di dire così» – mi ripete scuotendo la testa contrariata.

Io non capisco, non ho capito cosa hanno detto i bambini che cantano e ballano.

Mi volto di nuovo dalla signora:

«Mi scusi può ripetere quello che hanno detto i bambini?»

La signora mi spiega.

La realtà cambia all’improvviso.

Io ora guardo tutto come se ci fosse un incendio invisibile.

I bambini cantavano un ritornello che fa più o meno così:

«La democrazia rovina le nostre tradizioni.»

Clang! – i tappi di latta.

«La democrazia ci ha reso poveri.»

Clang!

«La democrazia porta la corruzione.»

Clang!

«Noi rivogliamo le nostre tradizioni!»

Clang!

«Noi rivogliamo le nostre tradizioni!»

Clang!

 

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