Siamo qui per scegliere
 
Premessa – Atene e la Stirpe del Serpente

Premessa – Atene e la Stirpe del Serpente

Hits: 0

Cecrope, uno dei re di atene metà uomo e metà serpente

“Cecrope, Eretteo, Erittonio, Erisittone e degli altri eroi anteriori a Teseo, […] Solone dice che i sacerdoti, menzionando per lo più i nomi di quei personaggi, raccontarono la guerra che si combatté a quel tempo, e allo stesso modo per i nomi delle donne.” – Platone, Crizia

Come abbiamo visto, Dedalo apparteneva alla famiglia reale di Atene, detti anche Attici, Eretteidi, Cecropidi e Cranai a seconda del re del periodo, e cioè Atteo, Erittonio, Cecrope e Cranao, come ricorda Erodoto stesso:

“Gli Ateniesi, all’epoca in cui i Pelasgi abitavano la terra conosciuta oggi come Grecia, erano Pelasgi, detti Cranai; al tempo del re Cecrope furono chiamati Cecropidi; quando poi Eretteo gli successe al potere, cambiarono nome in Ateniesi; quando infine loro comandante supremo divenne Ione figlio di Xuto, da costui presero il nome di Ioni[1]”.

Dedalo era dunque un loro discendente.

La storia della famiglia reale di Atene ha però una storia imponente ed incredibile che va oltre il semplice mito e si riallaccia a fatti universalmente riconosciuti da tutti i popoli in tutto il mondo e ormai comprovati da moltissime prove storiche, geologiche e archeologiche: la civiltà di Atlantide e il Diluvio Universale.

Ricostruzione di Atlantide basata sulla descrizione di Platone

I re ateniesi infatti appartengono ad una stirpe che sconfisse militarmente Atlantide e sopravvisse al Diluvio che in Grecia – come gli ebrei con Noè – è associato alla figura di Deucalione (e la moglie Pirra). Di questo ne parlò e scrisse ad esempio Apollodoro parlando del secondo re di Atene, Cranao:

Morto Cecrope, Cranao, uomo indigena, sotto cui dicesi avvenuto il diluvio di Deucalione, […] generò Cranae, Cranecmene ed Attide, la quale essendo morta vergine, Cranao da lei chiamò Attide la terra, in cui, cacciatone Cranao, regnò Amfizione. Questi da alcuni è detto figlio di Deucalione, da altri figlio di un uomo indigena.[2]”.

Il Diluvio: Deucalione e Pirra in un dipinto di Beccafumi

Quindi il Noè greco cioè Deucalione nella sua discendenza diede sia il secondo (Cranao) che il terzo (Amfizione) re di Atene. Dopodichè la corona di Atene fu ripresa da Erittonio.

Della stirpe ateniese ne parla esplicitamente nientedimeno che Platone nel Crizia, riportando le parole che gli alti sacerdoti egizi riferirono a Solone su ciò che accadde dopo la vittoria su Atlantide e dopo il Diluvio:

Il racconto e la ricerca degli avvenimenti antichi infatti entrano nelle città insieme con il tempo libero, quando si comincia a vedere qualcuno già rifornito dei beni necessari per vivere, prima no. Così i nomi degli antichi si sono conservati, senza il ricordo delle loro opere. Dico questo basandomi sul fatto che tra le moltissime imprese che appunto si ricordano associate ai nomi di ciascuno, di Cecrope, Eretteo, Erittonio, Erisittone e degli altri eroi anteriori a Teseo, tra queste imprese Solone dice che i sacerdoti, menzionando per lo più i nomi di quei personaggi, raccontarono la guerra che si combatté a quel tempo, e allo stesso modo per i nomi delle donne.[3]

Deucalione e Pirra nel Diluvio Universale

Questa stirpe fu poi dimenticata dai popoli che abitavano la Grecia – come ricorda sempre Platone nelle parole seguenti ricordando che Atena ed Efesto avessero generato la stirpe ateniese “autoctoni uomini virtuosi” – perché le genti venute successivamente dopo il Diluvio regredirono culturalmente e tecnicamente e non furono in grado di capire nemmeno le loro opere:

E avendovi fatto nascere come autoctoni uomini virtuosi, stabilirono nella loro mente l’ordinamento politico; i loro nomi sono conservati, ma le loro opere a causa delle distruzioni dei successori e per la lunghezza del tempo trascorso, sono svanite. Infatti la stirpe che sempre sopravviveva, come si è detto precedentemente, rimaneva montanara e illetterata, e conosceva solo per sentito dire i nomi dei signori di quella regione e, oltre a questi, poche delle loro opere. Essi dunque, si accontentavano di assegnare questi nomi ai figli, ma ignoravano le virtù e le leggi dei predecessori, tranne alcune oscure informazioni su ognuno di loro e trovandosi, essi e i loro figli per molte generazioni, sprovvisti dei beni di necessità, rivolgendo la mente a ciò di cui mancavano, e a questo dedicando inoltre i loro discorsi, non si curavano dei fatti avvenuti nei tempi precedenti e anticamente. Il racconto e la ricerca degli avvenimenti antichi infatti entrano nelle città insieme con il tempo libero, quando si comincia a vedere qualcuno già rifornito dei beni necessari per vivere, prima no.” – Platone, Crizia 109/111

Altra nota molto importante è che la famiglia reale di Atene era legata all’Egitto:

Inoltre, alcuni dei governanti di Atene erano originariamente egiziani, dicono.[…] Allo stesso modo, continuano, anche Eretteo, che era per nascita un egiziano, divenne re di Atene.” Diodoro Siculo§ I 28 6  e I 29 1

La stirpe di re e regine ateniesi, eroi ed eroine, sacerdoti e sacerdotesse, inoltre, erano tutti devotissimi alla “dea Atena” ma di base però erano legati alla figura del serpente.

Madre Terra affida Erittonio ad Atena e Cecrope

In che senso?

Nel senso che il primo re di Atene e cioè Cecrope e poi il quarto Re Erittonio – considerati capistipite e soprattutto autoctoni o gegenes cioè del luogo e “nati dalla Terra” –  erano descritti e ritratti come esseri metà uomini e metà serpenti.

Non solo, perché poi quelli della stirpe reale ateniese “usavano portare serpenti d’oro come amuleti e tributavano un culto ad un serpente sacro sull’Eretteo[4]”.

Cecrope metà uomo e metà serpente

Addirittura Erodoto parlando delle guerre contro l’invasione dell’esercito persiano di Serse aggiunse a riguardo:

gli Ateniesi […] emanarono un bando: ogni Ateniese mettesse in salvo come poteva i figli e i familiari. […]. S’affrettarono a metterli in salvo sia nel desiderio di obbedire all’oracolo, sia, e soprattutto, per la ragione seguente. Sostengono gli Ateniesi che un grosso serpente vive sull’acropoli, nel tempio, e fa da guardiano. Lo sostengono e d’altra parte, proprio come se ci fosse davvero, mensilmente gli portano offerte rituali: si tratta di focacce al miele.[5]

 

[1] Erodoto, Storie VIII 44

[2] Apollodoro – Biblioteca, III 14 5:

[3] Platone, Crizia

[4] Robert Graves – I miti greci, ed Longanesi, 25,2

[5] Erodoto Storie VIII 41

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.